Convegno con SALOMON RESNIK “L’inconscio nella psicosi e nell’autismo”

Roma, 10 novembre 2007, Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino

 

(Presenti a suo fianco anche la moglie Anna Taquini Resnik, psicoanalista,la prof. L.Carbone Tirelli, il prof. Bria, fra altri)

 

 

 

 Sono stati diversi gli spunti e gli stimoli che S. Resnik a offerto al suo pubblico in questa giornata romana, coinvolgendo l’aria d’una sala magistrale che ci avvolgeva :

” questo nostro incontro è un’occasione per un possibile dialogo , una occasione per scambiare il mio spazio mentale con il vostro e per creare uno spazio tra noi.. Ogni nuova esperienza è come una rinascita”.

Anche l’avventura psicoanalitica dice S.R. “è un viaggio il cui fine è quello di trovare un luogo, di immaginare uno spazio che possa prestare il corpo o essere il corpo che permette a pensieri smarriti di ritrovarsi, di raggrupparsi, di avere un pensatore”.

 

Per Freud, il sogno è la “via regia” all’inconscio, ma se il sogno ci porta a contatto con l’inconscio, non si può dimenticare l’importanza dell’interpretazione”: interpretare significa mediare e rimanda a un sistema di prestazioni, dove ci si presta qualcosa l’un l’altro, e questo è ciò che Resnik chiama “transfert”. Ciò che è importante non è l’evidente, ma l’interrogarsi sull’evidenza.

Nel suo raccontarsi, Resnik sembra passeggiare in uno spazio che io sento profondo e vasto, rispetto a cosa?, chiaramente rispetto al mio spazio di conoscenza e pratica della psicoanalisi, dicevo profondo e vasto, ma non lontano, con diversi collegamenti con la mia formazione di psicoterapeuta umanista-esistenziale e di analista transazionale, e quindi,  mentre lo seguo nel suo-nostro viaggio, riconosco una posizione etica e di profondo rispetto empatico per la persona-paziente, della quale faccio tesoro anch’io nella mia pratica clinica. Ho raccolto sotto questa luce diversi frammenti del suo discorso, che vi collocherò qua e là nel mio scritto per poter riflettere ed emozionarci, come se d’un quadro si trattasi.

“ L’avventura psicoanalitica è una contemplazione interiore, è un’avventura per vedere sé stessi e scoprire ciò che è nascosto alla coscienza. Per questa esperienza c’è però bisogno dell’altro, dato che la psicoanalisi è esperienza relazionale. L’inconscio è qualcosa che si scopre nell’incontro con l’altro. Andare all’incontro di quello che appare. Entrare in contatto con l’inconscio dell’altro e del nostro è come entrare a contatto con vecchie ferite, attenzione! a non provocare una emorragia mentale se non sappiamo come curarla.”

 

Resnik si occupa di pazienti psicotici e autistici, ma fa particolare enfasi a ricordare che si occupa  anche degli aspetti psicotici nelle persone che non lo sono. Nessuno è assolutamente psicotico e nessuno è assolutamente sano e aver fatto una buona analisi personale permette di entrare in contatto con i nuclei psicotici che tutti abbiamo, e citando a Bion, dice, le persone normali nascondono nuclei psicotici, e possono vivere episodi psicotici nell’incontro con uno psicotico.

 

“Uno degli aspetti utili, nella comprensione dell’esperienza psicotica, è entrare in contatto con le preoccupazioni ontologiche basilari, cioè le preoccupazioni di vita e di morte di ogni paziente, di ogni persona.”  Resnik ci dice che parlare della concezione delirante del mondo significa avvicinarsi ad una fenomenologia della visione del mondo, che con frequenza si manifesta con fantasie sulla  “ fine del mondo” nei pazienti durante una crisi psicotica.

 

Nella sua profonda esperienza dell’autismo, Resnik  sembra vicino alla posizione di E. Bleuner che vede l’autismo come un disturbo del pensiero, una modalità di pensiero che è un sistema  circolare, un sistema planetario egocentrico della mente. Questa modalità di pensiero autistico è dereale, e si presenta come una realtà in se stessa. Forse è confusa o disorganizzata, ma ha una  propria logica sensoriale-cognitiva . Apparentemente insensibile (anestetizzato), l’autistico si sente  onnipotente: un piccolo Principe. 

Resnik  ha incominciato a lavorare con bambini che non sapeva essere autistici dai primi anni della  sua formazione. La maggior parte erano bambini handiccapati o pseudoandicappati con tratti autistici. Poi ha conosciuto le psicosi infantili.

 Nel 1981 S.R. ha sviluppato il concetto di “territorio autistico”, del quale ci ricorda:”Il paziente autistico vive in uno spazio fortemente delimitato (geometricamente rotondo in generale) e preserva i suoi limiti soprattutto a livello inconscio. In giurisprudenza, nel diritto marittimo, vengono denominate “linee di rispetto” le linee che delimitano sostanzialmente una entità geografica sotto l’acqua, cioè i  fondali marini. Ciò che è sommerso (l’inconscio) corrisponde ai profondi limiti, da rispettare, dalla persona paziente. Tale realtà sommersa permette di identificare i limiti “nascosti” della sua identità  spaziale ed esistenziale. Io, dice S.R. utilizzo questa come metafora per parlare dei limiti radicali e profondi, ma sempre presenti, nella realtà umanamente geografica e storica del paziente psicotico o autistico.

L’interlocutore, il terapeuta, gli infermieri, i familiari devono rispettare tali limiti. Si tratta di una etica del transfert: il transfert comincia con la vita, dirà Melanine Klein (Origine del transfert).

Nell’ autismo c’è un mistero come nell’opera d’arte è necessario trovare la chiave di lettura”.

“L’autismo è anche un modo di concepire il mondo. Se il mondo è abissale o minaccioso si tratta di evitare di cadere fuori o dentro se stesso (abisso interiore), quindi di rimanere in un mondo statico e duro. Nascere o rinascere nel processo di guarigione è sempre un’esperienza catastrofica nella quale cadere nel mondo per vivere è sinonimo di morte”.

Nello spazio fra Me e l’Altro c’è l’abisso. Non c’è ponte senza abisso.

 

Resnik presenta un caso clinico, un bambino autistico di tre anni e mezzo al che chiamerà “Giorgio” .

Nel primo incontro Giorgio è accompagnato dalla madre e dalla zia materna. Il padre non viene e non verrà perche per lui il figlio  non ha problemi, Giorgio per lui è un po’ geniale.

Giorgio arriva con un suo gioco-puzzle che sa costruire bene. Non parla e m’ignora come se io non esistessi, o se fossi di vetro e lui guardasse attraverso me. Poi ad un tratto  incomincia a buttare i pezzi del puzzle, e uno mi  arriva in testa, è un pezzo che rappresenta un cavallo e io li  dico: grazie!. Poi tiro fuori la mia scatola di giocatoli e prendo una macchinetta che  lascio a fianco. Lui l’ha prende e l’ha colloca fra me e la mia collaboratrice (come ricerca di frontiera nello spazio autistico).

Allora Giorgio  apre la macchinetta per  vedere cosa c’è dentro (dentro della mia testa).

Un nuovo movimento l’ho porta a prendere due colori  uno rosso, l’altro blu e in un foglio grande che ha a disposizione ,realizza un disegno con un movimento grafico ripetitivo di rotazione, dicendo “papa” “mamma”, in un grande “caos”. Resnik ha mostrato a noi questa “opera d’arte” (vedere foto),  svelandoci : “Credo che questa è la mappa del suo inconscio, il suo teatro interno”. E poi con grande semplicità ha sviluppato una profonda ermeneutica interpretativa dei messaggi che quel caos nascondeva, il conflitto fra madre-padre, gli occhi che osservano fuori e dentro di lui, il sistema circolatorio che si è messo in moto.... in moto per stabilire un contatto.

 

 “L’inconscio non è passato né futuro, è presenza, noi siamo archivi vivi, portiamo la storia con noi”.

“Comunicare significa mettere in comune, legare, stabilire un rapporto “con”.

“Sono quasi centenario, ma mi sento un bambino, bambino”.

“NON SI FINISCE MAI DI IMPARARE ED IO IMPARO INSIEME A VOI”.

 

                                                                           Grazie!   S.R.  

 

Non so quale fantasia avevo immaginato dell’ incontro con il personaggio Salomon Resnik, credo fosse quella d’incontrare il grande psichiatra e psicoanalista che ha viaggiato con altri grandi della cultura attraverso il secolo scorso e che dal suo piedistallo di saggezza non sarebbe stato  facile seguire. Invece il vissuto che mi rimane è l’incontro con un signore gentiluomo apparentemente di una certa età , anziano, che quando incomincia a comunicare si trasforma ai miei occhi in un giovane della metà dei suoi anni e  che riesce a fare arrivare la sua esperienza e la sua profonda ed esuberante cultura con la semplicità di un bambino, catturando le nostre menti con radici etimologiche del latino e del greco, e citando ( come se di vecchi amici si trattassi)  i filosofi pre-socratici in una passeggiata ontologica attraverso la storia intima, quasi immutata della umanità.    

 

                                                                                               Indimenticabile!

 

                                                                                               Neus Lopez Calatayud

                                                                                                Psicologa-Psicoterapeuta

                                                                                                 Analista Transazionale

 

Dati biografici

       

 Salomon Resnik  psichiatra e psicoanalista internazionale,  di origine argentina,  ha  completato la sua formazione a Londra, nell’ambiente della scuola psicoanalitica inglese, dove è venuto in contatto ed ha collaborato con eminenti personalità quali Herbert. Ronsefeld (il suo analista), E. Bick, D.W. Winnicot, W.R. Bion e la stessa Melanine Klein.

Attualmente esercita la professione di psicoanalista a Parigi, collaborando con varie università francesi e italiane. Ha fondato a Venezia il Centro Internazionale di Studi Psicodinamici della Personalità (C.I.S.P.P.), dove tiene seminari mensili.

 

 

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