ROMA
(12 agosto) - Paolo Pancheri è morto nei giorni scorsi a Roma per un
infarto miocardico fulminante. La psichiatria italiana ha perso una figura di
grande rilievo. Volto sempre gioviale ed aperto con collaboratori e pazienti,
occhio attento e grande professionalità. Una grande mente, insomma, difficile
da contenere, trattenere o dimenticare. Una «grande perdita», è
stato il primo commento del prorettore della Sapienza e preside della Facoltà
di medicina, Luigi Frati. Pancheri, 69 anni, era ordinario di psichiatria all'università
La Sapienza e presidente della Società italiana di psicopatologia
(Sopsi). «È stata una figura di straordinario valore - ha affermato
Frati - uno studioso di rilevanza internazionale nel mondo della psichiatria.
Pancheri ha dato un contributo importante, essendo stato tra i primi in Italia
- ha aggiunto - a coniugare la psichiatria classica con la psichiatria di approccio
biologico. Lascia - ha concluso Frati - una grande scuola».
Pancheri è stato anche presidente della Fondazione italiana per lo studio della schizofrenia (FIS). Scienziato di fama mondiale e didatta accessibile, si era sempre opposto con coraggio e veemenza alle politiche dei "baroni" universitari e di quanti antepongono il senso del potere a quello della cultura.
Olga Miglionico, Agosto 2007
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