..... poesie e racconti...e altro
Abbiamo deciso di mantenere lo spazio dedicato alla poesia perché mai come in questo momento storico c’è bisogno di poesia, di spazi onirici e di linguaggio analogico (qualcuno seguendo una moda parla di "intelligenza emotiva"). Il linguaggio analogico, comprendendo il linguaggio extraverbale e quello metaforico, si sa, è altamente imperfetto ma ha il pregio di esprimere l’inesprimibile

esprimere l’inesprimibile

POESIE NEL CASSETTO

Questo continua ad essere uno spazio aperto al pubblico in quanto riteniamo che al mondo ci siano un sacco di poesie inedite o meglio mai edite che meritano di essere conosciute e di comunicare emozioni : purtroppo tante di esse non valicano i confini lignei di un cassetto. C’è molto ritegno nel comunicare agli altri, anche ai più intimi, che scriviamo poesie: timore di essere fraintesi a livello di serietà o compassatezza professionale p.e. (un "avvocato", un "chirurgo", un manger che scrivono poesie?); timore di "passare" per romantico (e si sa che i romantici hanno vita breve tra tanti felini...). Eppure la poesia del "dilettante" ha una forza trascinante e contagiosa ("Be’ veramente anche a me è capitato di scrivere poesie..." è talvolta la ammissione dell’interlocutore a cui abbiamo appena confidato il nostro "segreto"). La poesia - in quanto creazione prevalentemente rivolta a se stessi - si differenzia persino dalla novella scritta dal "dilettante" in quanto la prosa si rivolge comunque ad Altri che non siamo noi stessi. Allora? Salviamo le emozioni e proviamoci: e chi non ne ha mai scritte, provi pure a farlo. Non danneggia né il cuore né lo stomaco (a meno che non vogliate fare il mestiere di poeta).

Ora LEGGIAMO...


06-06

Sono venuta di nuovo a te, di Mihaela Angheluta

Sono venuta di nuovo a te,
per parlarti, così come ho fatto già,
tu sei l'unica che mi ha sempre ascoltata,
consolata, abbracciata con le tue onde.
Tu, quando hai sussurrato:
"Non piangere, io sarò sempre qui.
Sappi che sarò qui, non abbatterti.
Lotta così potrai raggiungere tutto.
Non ti perderai sulle mie onde,
io ti proteggerò, ti darò la forza di farcela,
la forza di passare attraverso il fuoco,
di domare il vento, di vincere il tempo.
Alza lo sguardo, solleva le spade, sei pronta?
Ora corri, affronta tutto, oramai sei pronta.
Tieni su lo sguardo, non dimenticare.
Puoi farcela."


23.03.04

Gentile Redazione,
ho scritto questo poesia dedicata alla mia generazione.
Il mio scopo è farmi conoscere e magari essere apprezzato da qualcuno.
Ho già scritto due libri e ambisco a scrivere il terzo (magari con poesie e racconti originali), di portata non solo provinciale (se qualcuno mi aiutasse).
Mi piacerebbe avere una piccolo rubrica (non a titolo gratuito, perché il lavoro va pagato), in qualche rivista.
Spero mi aiuterete nell’inserzione di questa mia poesia.
Se potete mettere anche il mio indirizzo e-mail e cell. alla fine vi sarei grato.

Saluti
Michele Mazza
Viareggio (Lu)




Ventisei anni

Società distrutta dalla morale,
cascata a terra dai perizomi televisivi,
sfiancata dalle diete d’anoressia.
Un ragazzo è solo.
Si vive respirando,
mangiando,
fumando,
di sesso sbagliato,
senza amore.
Dicono che siamo un generazione fortunata,
abbiamo tutto e mangiamo.
Dio falli provare tu.
Con politici buffoni,
con calciatori come miti,
con canzoni “tritate, “tritate”, senza speranze,
con sogni d’amore impossibili.
La mia è la generazione che soffre di più.
Si scalda senza calore,
ride dell’apparenza,
si veste con l’eleganza dei manichini.
Le ragazze sono inarrivabili statue di marmo,
fredde come la neve senza candore.
Dio falli provare tu.
A sperare in un lavoro che non arriva mai,
che cambia ogni giorno,
che sfuma ad ogni passo,
che è inghiottito da un ricco imprenditore.
Al figlio di papà che non conosce l’amicizia vera,
al figlio di un operaio che sogna uno stipendio,
alla figlia di un povero scopata da un sogno di valletta.
La mia generazione non ha sofferto il freddo,
patito la fame,
conosciuto la guerra sulla sua pelle,
morta di una semplice malattie,
sfiancata da lavori pesanti.
Ma conosce un lager psicologico,
dove tutto è disciplina estetica.
Non “Se questo è un uomo”,
ma “Se questo lo diventerà mai”.
Mamme morbose,
figlie troie.
Brave ragazze attratte dal tipo sbagliato.
Bravi ragazzi marcire davanti alla porta dello psichiatra.
Un giorno tra molti anni rileggerò queste righe,
forse piangerò, riderò o sarò indifferente,
ma nonostante tutto
penserò, ripenserò e sospirerò
dei miei unici ventisei anni.

Michele Mazza (michele594@intefree.it; cell.3394646997)


 

VERSI DI AMORE INFINITO (2004 - da Anna Maria OLIVA, Bari)

Un momento che dura una eternità,

quella verità che non ci è dovuto conoscere,

perché nasconde il mistero di antiche vite

il cui alito lo scopri nella vicinanza,

negli occhi, nel battito del cuore,

nel silenzio di due corpi che riconoscono

l'appartenenza,

senza necessità di definirla.


PENSIERO
 

C’era una bella foglia palmare . Il suo colore era rosso-dorato.

Il soffio di vento che passava di lì in quel momento si innamorò di lei e la rapì.

La scosse dolcemente, la fece poggiare sul suo mantello d’aria e la portò via con sé.

Alla foglia piaceva quel dolce dondolio.

Si accorse che vedeva il mondo diversamente.

Se sino a quel momento aveva dovuto aspettare che gli uomini passassero sotto il suo albero per potervi leggere i loro

pensieri, ora era lei a poter girare sulle loro teste.

Se sino a quel momento aveva potuto cogliere solo flash di pensieri, giusto l’attimo di passaggio degli uomini sotto il suo

albero, ora aveva l’opportunità di guardare quei pensieri e ascoltarli nella loro interezza.

Qualcuno, forse, strampalato o bislacco, qualcun altro triste, qualcun altro divertente, qualcun altro tormentato ……

La foglia ringraziò il vento per il dono d’amore che le aveva fatto consentendole di leggere ed ancora leggere tutte quelle

storie di uomini.

Quando era sull’albero trascorreva le notti ad immaginare l’inizio e la fine dei pensieri che aveva ascoltato durante il giorno.

Ora non doveva più immaginare, ora viveva quei pensieri.

Ringraziò ancora il vento per quell’incontro d’amore.

Giusy Magnisi (2000)



Maria Grazia Dell'Aere è nata a Bari nel 1964. E' docente di disegno e storia dell'arte, utilizzata in attività di sostegno. Ha frequentato vari corsi di perfezionamento, tra i quali uno in fotogrammetria e uno per il rilevamento dello stato di conservazione delle opere d'arte. Suoi sono anche i disegni. Le sono state pubblicate alcune vignette su "Puglia Scuola" dell'editore Bracciodieta (Bari). Ha partecipato ad alcuni "Expo Arte" con proprie opere calcografiche (xilografie ed acqueforti).

 

Dormivo e mentre sognavo

ecco la sua voce.

 

Silenzio sapeva. Raccontai allora

la storia che mi aveva rivelato.

Silenzio

viaggiava in spazi infiniti

racchiusi nell'assenza (di gravità)

e incontrava forme diverse e suoni inascoltati

ma la sua passione

era

polvere di stelle.

 

Vagando

in quell'immenso

ecco come vento e tuono

come attimo

ingoiava ingordo e respirava

tutte le particelle di pulviscolo.

 

Il suo sogno diveniva

come un richiamo

l'eco di ogni ricordo.

 

Ormai stanco inventò di infrangere

l'immenso

e si scagliò nel vuoto.

 

Finalmente i suoi occhi

stupiti

videro l'incontaminata terra.

 

Decise allora di costruire

per le forme che lì vivevano

dei giocattoli.

 

Quello che più gli piacque

fu il treno

perchè il fumo della locomotiva

gli solleticava il ricordo di Pulviscolo.

 

Un giorno chiese ai suoi abitanti

se ricordassero il nome

di colui che aveva dato

ma questi non lo nominarono.

 

Silenzio inquieto

tuonò

e fu allora che incontrò tutti

e colei che da sempre sapeva

della ricerca e dell'attesa che

risuonavano in lui come eco lontana.


 

Maria Laura Corallo, nata a Bari nel 1958, vive a Trani, ove insegna. E’ laureata in Lingue e Letterature straniere. Con il suo permesso riprendiamo alcune liriche da Brividi di poesia (Libroitaliano, Editrice Letteraria Internazionale, 1998). La prima poesia è dedicata agli psicoterapeuti.

 

GUARIRE D’AMORE

 

Di tutto per piacerti.

Ossessione positiva,

scandaglio dell’anima,

àncora salvifica.

In un mondo senza porti

divento io stessa

la baia che abbraccia

bonacce e tempeste.

 

 

CAREZZA

 

Il tuo dito un po’ ruvido,

lentamente asciuga

la lacrima di un pianto tiepido,

dolcemente, verso la tempia,

scompigliando capelli e certezze.

 

 

DOMENICA

 

Noia nuda sul divano.

Poesie di un Prèvert sconosciuto

Sogno di un viaggio

Nel sole nell’acqua nell’aria

Mai iniziato.

Aspetto il tuo ritorno.

Piedi ghiacciati.

I bronzi di Riace.

Aspetto il tuo ritorno.

Musica.

The e biscotti.

Aspetto il tuo ritorno.

Sei sdraiato accanto a me

e aspetto il tuo ritorno.

 

 

STELLE CADENTI SUL NILO

 

Le tue mani, mia delizia

Scostano un lembo di garza intrecciata

Dal mio seno abbronzato.

Estenuanti. Lente.

Frementi, rapide,

palpitano col grande fiume.

Sull’amaca della feluca

Mi avviluppa la primavera che amo,

la luna del deserto.

E cadono dentro di me

frammenti silenti del Nilo.


Margherita De Napoli (Bari). Ha compiuto studi di filosofia.

Vulnus (dedicato all' 11 Settembre)

Svettavi,

simbolo dell’hybris.

La babele delle lingue

la guerra di parole

si placava, si zittiva

nel nome di un solo

linguaggio:$.

Le schegge dell’ultima illusione

ti feriscono, Narciso

innamorato della tua immagine.

Gli occhi abbagliati,

accecati

non vedono

il nero avvoltoio

che sfonda il tuo cuore.

Ti pieghi,

collassato, senza fiato,

gigante sfinito.

Nel lutto

ti scopri mortale…

e nel fragore del silenzio

la favola finisce.

 

(Gennaio 2002). Ho scritto la seguente poesia dopo aver letto un articolo di Umberto Galimberti sulla rassegnazione. Il filosofo dice che essa "assomiglia ad un ripiegamento su se stessi, a un accartocciamento con l'unico scopo di esporre il minimo di sé all'opacità dell'ambiente". E cita una frase di Bergson: "La rassegnazione non è che un orientamento verso il passato, un impoverimento delle nostre sensazioni e idee…come se l'avvenire si fosse in qualche modo chiuso". Come un soldato Ti rassegni e come un soldato al nemico cedi le armi. Le braccia prive d'impeto cadon giù morte. La legge severa della vita ti ha piegato, solo l'inerzia muove il tuo corpo. Congelata la volontà imbavagliati gl'imprudenti istinti, tutto ristagna in un'immobil quiete. Il tedio cinge d'assedio la tua esistenza-assenza. Della rivolta, i colpi risuonano lontani e tu, volti le spalle rinunciando ai tuoi domani. Vorresti scivolare nell'abbraccio silente della molle stanchezza ma nelle vene pulsa e serpeggia intollerabile un'insonne irrequietezza. (Margherita De Napoli)

Come un soldato

Ti rassegni e
come un soldato
al nemico cedi le armi.
Le braccia prive d'impeto
cadon giù
morte.
La legge severa della vita
ti ha piegato,
solo l'inerzia
muove il tuo corpo.

Congelata la volontà
imbavagliati gl'imprudenti
istinti,
tutto ristagna in un'immobil
quiete.
Il tedio cinge d'assedio
la tua esistenza-assenza.
Della rivolta, i colpi
risuonano lontani
e tu, volti le spalle
rinunciando ai tuoi domani.

Vorresti scivolare
nell'abbraccio silente
della molle stanchezza
ma nelle vene
pulsa e serpeggia
intollerabile

un'insonne irrequietezza.

"Siamo divenuti tanto insignificanti a noi stessi da aver bisogno di un ruolo? Perché non troviamo
più alcun significato per noi?…Da tutte le cose ci viene incontro una sorta di indifferenza di cui non conosciamo la ragione… Dobbiamo renderci di nuovo interessanti a noi stessi?…Ci siamo venuti a noia?…Le diagnosi culturali ci assegnano solamente un ruolo e ci svincolano da noi stessi".
Martin Heidegger

Il ruolo

C'è qualcosa che manca
un sentirsi monco
qualcosa che spossessa
in questa rumorosa ressa
in questo blob caotico
in questa massa mossa
...amorfa.

Paralizzato
dietro una palizzata
di istanti già scritti
per esser recitati.
Espropriato
dall'affannato andar dietro
(esser dentro)
sentimenti ipotecati
già dati
in un tempo definito
di attimi che rotolano giù
dalla mia vita
in cui sto sempre più
defilato,
senza fiato
in attesa che sia finita.

 

 



 

 

 

Orietta Di Giacomo è nata a Tripoli (Libia) nel 1963, ha origini maltesi e pugliesi. Laureata in lingue, vive ed opera a Bari.

 

(-) (+) = +

Quando dopo uno dei tanti viaggi

Dopo aver tanto visto e vissuto

Ti troverai su una sdraio, magari in Turchia,

con i rossi e l'oro della savana nel cuore

leggerai questo libro

 

pensando al presente si spoglieranno di nebbie

gli amori

folgorante andrai, dopo, zufolando senza fretta

fra ciò che è

 


 

 

Seduta sulla soglia

 

Seduta sulla soglia dell' io

Fra il primo grido e un sospiro

Riempio lo sguardo vuoto.

 

Sul muretto a secco ho camminato

Disuguali le pietre, fino all'albero che è al suo limitare

Ho parlato alla moltitudine delle sue orecchie:

le ha adornate di ciliegie

Il mio respiro più breve del suo.

Scendo. Nuda.

 

Un vapore caldo espira la terra

arata e scura, mi siedo

Sotterro le mani e piedi

Immobile seguo lo scarabeo

Si inabissa lento:

è una fine, un deliquio: mi dileguo

 

Sì. Riaffioreranno i gesti

Guaine spesse dei miei sentimenti

E i miei pensieri ripiegati sulla carta - barchette - all'acqua eterna si affideranno.

 

Io entro ed esco amori annebbiati

futuri embrionali

Ormai non soffro se non spiegate gli intervalli

 

Poiché son qui come quel giorno

Quando sui bastioni desolati

Incontrai l'uomo con l'aquilone. Non l'ho deciso allora Eppure a ciò che appare sogno appartengo.

Mia terra, mio intervallo, mio aquilone

 

Sulla soglia attendo.