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..... poesie
e racconti...e altro
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Abbiamo deciso di mantenere lo spazio
dedicato alla poesia perché mai come in questo momento storico c’è bisogno
di poesia, di spazi onirici e di linguaggio analogico (qualcuno seguendo
una moda parla di "intelligenza emotiva"). Il linguaggio analogico,
comprendendo il linguaggio extraverbale e quello metaforico, si sa, è
altamente imperfetto ma ha il pregio di esprimere l’inesprimibile
esprimere l’inesprimibile POESIE NEL CASSETTO Questo continua ad essere uno spazio aperto al pubblico in quanto riteniamo che al mondo ci siano un sacco di poesie inedite o meglio mai edite che meritano di essere conosciute e di comunicare emozioni : purtroppo tante di esse non valicano i confini lignei di un cassetto. C’è molto ritegno nel comunicare agli altri, anche ai più intimi, che scriviamo poesie: timore di essere fraintesi a livello di serietà o compassatezza professionale p.e. (un "avvocato", un "chirurgo", un manger che scrivono poesie?); timore di "passare" per romantico (e si sa che i romantici hanno vita breve tra tanti felini...). Eppure la poesia del "dilettante" ha una forza trascinante e contagiosa ("Be’ veramente anche a me è capitato di scrivere poesie..." è talvolta la ammissione dell’interlocutore a cui abbiamo appena confidato il nostro "segreto"). La poesia - in quanto creazione prevalentemente rivolta a se stessi - si differenzia persino dalla novella scritta dal "dilettante" in quanto la prosa si rivolge comunque ad Altri che non siamo noi stessi. Allora? Salviamo le emozioni e proviamoci: e chi non ne ha mai scritte, provi pure a farlo. Non danneggia né il cuore né lo stomaco (a meno che non vogliate fare il mestiere di poeta). Ora LEGGIAMO... 06-06 Sono venuta di nuovo a te, di Mihaela
Angheluta
Gentile Redazione,
VERSI DI AMORE INFINITO (2004 - da Anna Maria OLIVA, Bari) Un momento che dura una eternità, quella verità che non ci è dovuto conoscere, perché nasconde il mistero di antiche vite il cui alito lo scopri nella vicinanza, negli occhi, nel battito del cuore, nel silenzio di due corpi che riconoscono l'appartenenza, senza necessità di definirla. PENSIERO C’era una bella foglia palmare . Il suo colore era rosso-dorato. Il soffio di vento che passava di lì in quel momento si innamorò di lei e la rapì. La scosse dolcemente, la fece poggiare sul suo mantello d’aria e la portò via con sé. Alla foglia piaceva quel dolce dondolio. Si accorse che vedeva il mondo diversamente. Se sino a quel momento aveva dovuto aspettare che gli uomini passassero sotto il suo albero per potervi leggere i loro pensieri, ora era lei a poter girare sulle loro teste. Se sino a quel momento aveva potuto cogliere solo flash di pensieri, giusto l’attimo di passaggio degli uomini sotto il suo albero, ora aveva l’opportunità di guardare quei pensieri e ascoltarli nella loro interezza. Qualcuno, forse, strampalato o bislacco, qualcun altro triste, qualcun altro divertente, qualcun altro tormentato …… La foglia ringraziò il vento per il dono d’amore che le aveva fatto consentendole di leggere ed ancora leggere tutte quelle storie di uomini. Quando era sull’albero trascorreva le notti ad immaginare l’inizio e la fine dei pensieri che aveva ascoltato durante il giorno. Ora non doveva più immaginare, ora viveva quei pensieri. Ringraziò ancora il vento per quell’incontro d’amore. Giusy Magnisi (2000) Maria Grazia Dell'Aere è nata a Bari nel 1964. E' docente di disegno e storia dell'arte, utilizzata in attività di sostegno. Ha frequentato vari corsi di perfezionamento, tra i quali uno in fotogrammetria e uno per il rilevamento dello stato di conservazione delle opere d'arte. Suoi sono anche i disegni. Le sono state pubblicate alcune vignette su "Puglia Scuola" dell'editore Bracciodieta (Bari). Ha partecipato ad alcuni "Expo Arte" con proprie opere calcografiche (xilografie ed acqueforti).
Dormivo e mentre sognavo ecco la sua voce.
Silenzio sapeva. Raccontai allora la storia che mi aveva rivelato. Silenzio viaggiava in spazi infiniti racchiusi nell'assenza (di gravità) e incontrava forme diverse e suoni inascoltati ma la sua passione era polvere di stelle.
Vagando in quell'immenso ecco come vento e tuono come attimo ingoiava ingordo e respirava tutte le particelle di pulviscolo.
Il suo sogno diveniva come un richiamo l'eco di ogni ricordo.
Ormai stanco inventò di infrangere l'immenso e si scagliò nel vuoto.
Finalmente i suoi occhi stupiti videro l'incontaminata terra.
Decise allora di costruire per le forme che lì vivevano dei giocattoli.
Quello che più gli piacque fu il treno perchè il fumo della locomotiva gli solleticava il ricordo di Pulviscolo.
Un giorno chiese ai suoi abitanti se ricordassero il nome di colui che aveva dato ma questi non lo nominarono.
Silenzio inquieto tuonò e fu allora che incontrò tutti e colei che da sempre sapeva della ricerca e dell'attesa che risuonavano in lui come eco lontana.
Margherita De Napoli (Bari). Ha compiuto studi di filosofia. Vulnus (dedicato all' 11 Settembre) Svettavi, simbolo dell’hybris. La babele delle lingue la guerra di parole si placava, si zittiva nel nome di un solo linguaggio:$. Le schegge dell’ultima illusione ti feriscono, Narciso innamorato della tua immagine. Gli occhi abbagliati, accecati non vedono il nero avvoltoio che sfonda il tuo cuore. Ti pieghi, collassato, senza fiato, gigante sfinito. Nel lutto ti scopri mortale… e nel fragore del silenzio la favola finisce.
Come un soldato un'insonne irrequietezza.
Il ruolo Paralizzato
Orietta Di Giacomo è nata a Tripoli (Libia) nel 1963, ha origini maltesi e pugliesi. Laureata in lingue, vive ed opera a Bari.
(-) (+) = + Quando dopo uno dei tanti viaggi Dopo aver tanto visto e vissuto Ti troverai su una sdraio, magari in Turchia, con i rossi e l'oro della savana nel cuore leggerai questo libro
pensando al presente si spoglieranno di nebbie gli amori folgorante andrai, dopo, zufolando senza fretta fra ciò che è
Seduta sulla soglia
Seduta sulla soglia dell' io Fra il primo grido e un sospiro Riempio lo sguardo vuoto.
Sul muretto a secco ho camminato Disuguali le pietre, fino all'albero che è al suo limitare Ho parlato alla moltitudine delle sue orecchie: le ha adornate di ciliegie Il mio respiro più breve del suo. Scendo. Nuda.
Un vapore caldo espira la terra arata e scura, mi siedo Sotterro le mani e piedi Immobile seguo lo scarabeo Si inabissa lento: è una fine, un deliquio: mi dileguo
Sì. Riaffioreranno i gesti Guaine spesse dei miei sentimenti E i miei pensieri ripiegati sulla carta - barchette - all'acqua eterna si affideranno.
Io entro ed esco amori annebbiati futuri embrionali Ormai non soffro se non spiegate gli intervalli
Poiché son qui come quel giorno Quando sui bastioni desolati Incontrai l'uomo con l'aquilone. Non l'ho deciso allora Eppure a ciò che appare sogno appartengo. Mia terra, mio intervallo, mio aquilone
Sulla soglia attendo. |
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