Indecision di Benjamin Kunkel

 

   Ciclicamente i critici americani cercano nei romanzi d’esordio dei giovani autori quello che potrebbe essere considerato il nuovo Giovane Holden. Quest’anno la sorta è toccata al libro di Benjamin Kunkel, Indecision. E così sui giornali di tutto il mondo è rimbalzata la notizia che, forse, il successore degno di J. D. Salinger fosse arrivato.  Kunkel, critico letterario che si cimenta per la prima volta nella letteratura, ci regala con il suo libro la figura di Dwight Wilmendirg, un ventottenne laureato in filosofia indeciso sul senso da dare alla propria vita. Dwight lavora temporaneamente all’help desk di una casa farmaceutica, senza grosse aspettative o ambizioni, trascinandosi in relazioni, sia sentimentali che d’amicizia, che non lo coinvolgono in maniera intensa. Crede di essere affetto da una nuova malattia, l’abulia, che non gli permette di prendere decisioni: per questo accetta di fare da cavia per un nuovo farmaco, l’Abulix, atto a sconfiggere questa sua indecisione cronica. Quando riceve un’email da una ex compagna di classe, che gli spiega di trovarsi in Ecuador, decide improvvisamente di partire per andarla a trovare. Da qui l’azione si sposta nel paese centroamericano, dove Dwight incontra Brigid, una donna che gli cambierà la vita.

Il protagonista riflette in maniera efficace un certo modo di vivere dei nostri giorni, dove giovani appena usciti dall’università ancora non sanno bene cosa fare del proprio futuro, non ricevono stimoli dal mondo del lavoro, vanno avanti per inerzia, facendo cose che sentono di dover fare pur senza crederci. Proprio per questo la trama sarebbe stata più interessante se svolta maggiormente in terra statunitense, piuttosto che dar così tanto spazio alla parentesi ecuadoregna del protagonista, poiché questo un sapore un po’ troppo (finto) no-global e meno universale alla trama. E il paragone di Dwight con il sedicenne Holden Caufield appare azzardato, seppure interessanti e coinvolgenti appaiono molte delle riflessioni che il protagonista fa durante la narrazione. Questo personaggio, pur molto interessante e originale, non ha la forza di quello di Salinger, e difficilmente rimarrà nell’immaginario letterario negli anni a venire, ma l’impatto e il riscontro che questo romanzo di esordio ha avuto su pubblico e critica lascia ben sperare per il futuro di Benjamin Kunkel.

                                                                  (Olga Miglionico, giugno 2006)