I contributi dei lettori

 

Più volte mi è capitato di esprimere la mia opinione su come vedo gli studenti di oggi,  le mie sono impressioni che raccolgo nella lunga esperienza lavorativa e queste impressioni si accumulano e si confermano sempre più  per cui  credo di avere maturato anche un giudizio abbastanza chiaro.

I ragazzi di oggi mi colpiscono per il loro interesse effimero per ciò che riguarda la conoscenza dell’  “altro” attraverso la scrittura, ovvero il testo scritto.

Questo “altro”  intendo essere Dante, Carducci, Manzoni oppure Omero e Sofocle.

Non riescono a parlare con l’  “altro”, ovvero non lo riconoscono come tale. Il testo scritto è carta, cosa aliena dal vivere quotidiano che è invece , a loro dire, più carico di emozioni , di emotività , d’interesse.

Da questo mancato contatto con l’altro che parla nella carta scritta deriva la demotivazione allo studio, alla conoscenza  mediata dalla parola scritta. Rimane dunque la conoscenza della parola parlata.

Quale parola parlata? Quella dello scambio interpersonale che pur sempre intenso e frequentissimo risulta un melting-pot cioè  in italiano un amalgama di emozioni personali, reazioni a stimoli esterni, luoghi comuni e frasi fatte a carrettate. Devo dire che è ben poca cosa questo tipo di conoscenze reciproche, abbastanza  arido e forse sterile, similmente a quello che avviene a gruppi di persone adulte, di solito maschi che si intrattengono a parlare per ore di quel tiro in porta del calciatore Kakà, come andava fatto, cosa doveva fare , sommando impressione e giudizi e polemiche e contrapposizioni su una pedata a una palla.

Eppure la mia generazione , intendo quella che ha frequentato i licei trovava da dire , da confrontarsi , da discutere su Edipo re, sulla commozione del saluto di Ettore ad Andromaca,  su Laura che fa il bagno al fiume e Petrarca che se ne invaghisce perdutamente nell’anima e nel corpo, sulle invettive dantesche, sulla malinconia del Pascoli e tante altre note culturali – emotive – letterarie. Dico note perché  suonavano come note musicali nei nostri cuori muti e aiutavano a dare parola alle emozioni che vi nascevano dentro.

Inoltre noi ragazzi di allora avevamo tanto da rivendicare, opinioni da affermare , critiche da esprimere, spazi da guadagnare, contro la mentalità dominante che era ormai una camicia stretta su un corpo che cresceva  veloce.

Oggi i ragazzi battagliano per stare un po’ meno in classe,  perché l’impianto di riscaldamento è rotto e fa freddo, perché la prof  pretende addirittura di interrogare o fa il compito in classe senza un lungo e preparatorio preavviso. Annaspano, e lo dico con sofferta partecipazione, tra milioni di stimoli esterni che li vogliono rapidi e generosi consumatori di beni e servizi, contenitori di bisogni indotti, possibilmente contenitori ben vuoti da riempire.

 

CONTINUA alla prossima.

 

Martedi  21 febbraio 2006  San Pier Damiani

 

Leo De Filippis