Incultura
 
mercoledi 7 gennaio 2009 

IL MONDO ISLAMICO BOLLE

Come evitare uno scontro di civiltà non voluto dall'Europa.

L'Europa non può sopprimere la propria cultura e storia come sta facendo in questi anni mostrando una intrinseca debolezza di identità: il senso di democrazia le riviene dalla antichità greca e romana; la Magna Charta Libertatum (1215!) sancì la premessa del distacco tra Stato e Chiesa e consentì la istituzione dei parlamenti; la Rivoluzione francese promuoverà la definitiva laicizzazione ed indipendenza dello Stato rispetto alle religioni professate. Per noi europei la libertà si è evoluta anche attraverso la libertà di satira (soprattutto dopo la caduta di Napoleone e la Restaurazione). Ricordiamoci della storia e della satira che la percorre.

Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini, cioè "Quello che non hanno fatto i barbari, hanno fatto i Berberini. Questa frase molto famosa è una "pasquinata" dedicata a Urbano VIII Barberini (1623-1644): è il papa che ha permesso di usare le decorazioni in bronzo del Pantheon per fare il Baldacchino di San Pietro in Vaticano.
Le "pasquinate" sono perciò gli scritti satirici che, per secoli, sono stati messi su una statua frammentaria conosciuta come Pasquino. La statua si trova su un lato di Palazzo Braschi a Roma, vicino a Piazza Navona.
Satire, lazzi, dibattiti, tolleranza, elezioni ecc. sono nati nelle agorà ateniesi in una freccia del tempo che ci collega ad un passato palpitante di vita e non solo funestato da eventi bellici.

Le vignette su Maometto si possono anche discutere in quanto inopportune e prive di spessore ma vignette in Europa da secoli si occupano di tutto: della vita politica, della Chiesa di Roma e di altri culti ma non sono indirizzate ad un solo culto nè vogliono offendere il senso religioso di chi professa un certo culto. Perché una tale reazione nel mondo islamico? e tale reazione violenta che uccide uomini di chiesa come don Andrea Santoro, brucia ambasciate, smuove masse urlanti armate di mitra non è esagerata? è spontanea o macchinata da gruppi che mescolano principi religiosi, teocratici e politici negli attentati terroristici? Invitiamo a leggere l'articolo qui sotto rimandando ad una grande e preparata agenzia giornalistica come Asianews.

Le caricature su Maometto: l’Islam mostra la sua faccia più oscura
di Samir Khalil Samir, sj

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..... bronzo e megalitismo in Puglia




  

Premesse storiche - Progresso: ambigua parola

Con opportune precisazioni, oggi è ancora utile suddividere la Preistoria-protostoria nel Sistema delle tre età formulato da C.Thomsen nel 1816-19: età della Pietra, età del Bronzo, età del Ferro. In seguito il Sistema si arricchì sino a configurare Paleolitico (inferiore, medio,superiore)>>>Mesolitico>>>Neolitico>>>Età del Rame>>>Età del Bronzo>>>Età del Ferro.

Gli studiosi si accorsero ben presto che le età fornivano solo indicazioni sugli stadi di sviluppo ma non datazioni sovrapponibili (datazioni ottenibili con metodiche p.e. chimicofisiche). In effetti sino a poco tempo fa "sopravvivevano" popoli allo stato di natura- Naturwolker di Tischner - esprimenti culture litiche: in Australia sopravviveva p.e. il Paleolitico, ed in Sud America il Neolitico. Diciamo "sopravvivevano" perché tali culture sono attualmente inquinate dalla pressante penetrazione tecnologica: non è difficile osservare individui in abbigliamento tradizionale accanto ad individui con T-shirts o jeans, uso di strumenti elettronici ecc.

Altra obiezione da muovere al Sistema delle Età - ai fini di datazione - è che le culture (C. Lévi-Strauss) non procedono nel medesimo senso e con la medesima velocità. L'evoluzione culturale procede, come l'evoluzione biologica, non linearmente e rassomiglia piuttosto al cavallo nel gioco degli scacchi: salta, si ferma, può balzare in avanti o lateralmente, può retrocedere. Esempio: il Sud del Sahara è passato dalla Pietra al Ferro, direttamente. Ancora: un'età del Bronzo non è distinguibile presso i popoli precolombiani delle Americhe, anche se questi utilizzarono rame con stagno; un certo uso della lega risale al 1000 d.C. in talune zone argentine (W.Bray, D.Trump). Il gap tra Nuovo e Vecchio Mondo sembra aumentare se si pensa che l'uso della ruota, accertato pittograficamente in Mesopotamia nel IV millennio a.C. (ad Uruk, centro sumerico), fu ignorato nell'America precolombiana, ove paradossalmente sono rinvenibili giocattoli in terracotta provvisti di ruotine (Messico).

Il nodo della questione è che i gaps sono relativi ed esistono solo in rapporto ad un termine di paragone. I Maya conoscevano lo zero diversi secoli prima degli abitanti del Vecchio Mondo. Allora? Qualunque studioso si ponesse dinanzi all'Uomo senza rispettare una quota di relativismo culturale, rischierebbe di definire dogmi, da cui discendono pericolose ideologie; dall'ideologia non discende la scienza bensì il pregiudizio - ivi compreso quello razziale.

È bene tener presente tutto questo nell'approcciare la Preistoria - Protostoria, nell'attesa di una formulazione didatticamente più convincente del Sistema di Thomsen.

 

 

Premesse storiche - Significato del Bronzo

La scoperta e l'utilizzazione del bronzo dovette dare una bella scrollata all'Europa neoliticamente assopita. Grazie al bronzo venne a strutturarsi una rete di comunicazioni insolita:

BISOGNI - COMMERCIO - CULTURA - BISOGNI

Va comunque ricordato che l'uso della pietra lavorata perdurò ben oltre l'età del Bronzo.

Antiche miniere di stagno erano in Cornovaglia, in Spagna, in Boemia, ecc. Il rame invece era più diffuso: come l'oro, lo si poteva reperire in natura anche allo stato puro e non richiedeva estrazione per fusione. Così possiamo immaginare la via dei metalli come composta da colonne di formiche che si snodavano dai luoghi d'estrazione a quelli di lavorazione, smercio, utilizzo. Con le merci viaggiano le idee, quindi la cultura.

Un attivo commercio è dimostrato anche per l'ambra, che non si può certo definire un bene di prima necessità. Attivo il commercio incrociato di ceramiche. La tecnologia dei metalli ha dunque fornito una marcia in più.

Riportiamo un brano classico di R.Furon sugli eventi che hanno costellato il periodo postglaciale (olocene):

"In meno di diecimila anni l'uomo ha scoperto l'agricoltura, l'allevamento, l'architettura, la scrittura, il rame, il bronzo, il ferro, l'alluminio, la carrozza, l'automobile, il sottomarino, l'aereo, l'energia nucleare e l'astronautica…" Noi potremmo aggiungere anche l'inquinamento della biosfera.

 

 

Il Bronzo in Puglia

L'età del bronzo è collocabile tra il XVII e XI-X secolo a.c. (F. Biancofiore). L'antica Puglia è una terra di connessione, una zona attiva di connessione e scambi tra Sud e Nord Italia, tra Sud Italia e Oriente, tra Europa continentale e mondo egeo in particolare.

F.G. Lo Porto ha magistralmente affrontato nei suoi studi il flusso di correnti culturali nell'area centromeridionale italiana ed il loro impatto con le popolazioni appenniniche del Bronzo - c.d. civiltà appenninica del Rellini -, approfondendo anche il tema delicato della definizione etnicolinguistica. Anche in questo campo la Puglia occupa un posto di gran rilievo in base a recenti acquisizioni archeologiche.

"Tra la fine del III e l'inizio del II millennio a.C. - spiega Lo Porto - la penisola italiana è investita dalle correnti culturali provenienti dall'area danubiana e dalle civiltà palafitticole del Nord, dalle influenze occidentali sulla via di penetrazione del vaso campaniforme e dagli apporti più concreti delle civiltà protoelladiche ed egeo - anatolico - cipriote, forse sulla rotta del commercio del rame e stagno."

La Puglia, da sempre priva di risorse metallifere, importò con regolarità manufatti in bronzo da zone più ricche solo verso i secoli XIII e XII a.C. - Bronzo recente e finale, (F. Biancofiore). In Italia caratterizzano le civiltà del Bronzo, la civiltà appenninica e la subappenninica.

La civiltà appenninica è una realtà culturale dell'asse appenninico che viene contrapposta alla civiltà terramaricola della Valle Padana: era costituita da comunità pastorali con nomadismo di transumanza (greggi); comunità bellicose ed organizzate socialmente forse su clans endogamici, che accentuavano i vincoli di sangue (F. Biancofiore).

Gente autoctona passò da una civiltà eneolitica di caccia - pesca tipo Laterza (Taranto) ad una civiltà basata sulla conduzione di bestiame armentizio - formato per baratto e razzia. La ceramica della c. appenninica è peculiare . L'ideologia funeraria appenninica è espressa dall'ipogeo (come a Laterza).

Dal carattere mobile della comunità appenninica si passa gradualmente alla stanzialità sino ai villaggi cintati subappeninici. Insediamenti subappenninici in Puglia sono:

·   Scoglio del Tonno (Taranto);

·   Porto Perone (Taranto);

·   Torre Castelluccia (Taranto);

·   Coppa Nevigata (Manfredonia), dove si praticava la metallurgia del bronzo;

·   Capo Colonna (Trani).

 

Ripostigli di bronzi sono stati rinvenuti a:

·   Manduria (TA);

·   Mottola (TA);

·   Monte Salete (Grottaglie, TA);

·   Reinzano (Martina Franca, TA);

·   Ruvo (Bari);

·   Torre del Moschetto (Trani).

Dei bronzi rinvenuti nell'agro tranese residuano sette asce esposte una volta al Museo "Pigorini" di Roma: si trattava d'asce a margini rialzati di fattura terramaricola. Anche da Canne (BA) manufatti simili visibili al Museo Archeologico di Bari. A Capo Colonna (Trani) era dunque presente un importante insediamento capannicolo subappenninico: alla base della stratigrafia è probabile un insediamento appenninico (F. Biancofiore).

 

Capo Colonna (Trani): sito archeologico

La quasi totalità degli insediamenti capannicoli subappenninici ha avuto cospicue relazioni commerciali con il mondo miceneo tra i secoli XVI e XII-X a.C. (F. Biancofiore).

L'apogeo della potenza achea (o micenea) è nel XIV secolo a.C. con una penetrazione commerciale sia negli stati ittiti (al tempo di Suppiluliumas - 1380-1340 a.C.), sia in Egitto (sotto Amenofi III - 1405-1370 a.C.).Negli stessi anni viene ipotizzata la diffusione di un idioma indoeuropeo protoellenico (M. Pallottino) "noto e certamente comprensibile alle genti della costa apula e fors'anche sostanzialmente affine" (F.G. Lo Porto). Con il declino dei regni micenei continentali (caduta di Micene: 1100 a.C.), subentrarono centri micenei insulari (Rodi, Cipro).

Tali informazioni sono importanti per comprendere come mai nella stratigrafia degli insediamenti costieri pugliesi si rilevi una cospicua presenza di ceramica del Miceneo IIIB sino a IIIC1 (XIII-XII secolo a.C.), per la quale è ipotizzabile la provenienza da Rodi e Cipro: accanto ai vasi sono presenti idoletti dalla caratteristica stilizzazione (F. D'Andria).

Il sito archeologico di Capo Colonna fu segnalato da F. Gambassini nel 1960: fu identificato un livello antropico ricco di frammenti ceramici suggestivi dell'età del Bronzo - facies subappenninica. F.G. Lo Porto (1972) sottopose l'area ad indagine più sistematica per conto della Soprintendenza Archeologica della Puglia ed documentò una successione stratigrafica interessante sei secoli, dal Bronzo antico al Bronzo finale, sino a testimonianze della prima età del Ferro. Ecco riassunte le tre fasi:

1.BRONZO: insediamento capannicolo a carattere protourbano con ceramica relativa al Miceneo IIIB e IIIC;

2.PRIMA ETA' DEL FERRO: piano pavimentato in terra battuta, costellato di buche atte ad alloggiare pali di capanne rettangolari (X-IX secolo a.C.); ceramiche riferibili al protogeometrico iapigio;

3.PROTODAUNIO: insediamento con successive ondate abitative (?) (intorno all'VII secolo a.C.).

Ulteriori scavi furono compiuti nel 1980 sul lato occidentale del Monastero S. Maria di Colonna, che hanno confermato i precedenti rilievi. Da allora, speriamo di essere presto smentiti, gli scavi risultano inspiegabilmente fermi, con grave danno culturale e turistico. Anzi si segnala che anni fa qualcuno stava per spianare con mezzi pesanti lo spiazzo laterale rispetto al Monastero (per farne un parcheggio?). L'asse costiero Trani-Biscegli-Bari, che altrove ha subito pesantemente la presenza e manipolazione umane nonché fenomeni di edificazione selvaggia, potrebbe risultare intoccato solo qui, nelle adiacenze del Monastero: la importanza del sito risiede nella ipotesi che esso potrebbe risultare "esente" da interventi posteriori che hanno sovvertito ovunque l'asse costiero.

A noi interessa della stratigrafia la prima fase legata alla civiltà subapppenninica. Espressione dell'ideologia funeraria delle comunità subappenniniche sono infatti i sepolcri dolmenici a tumulo. Il che ci ricollega al megalitismo europeo e quindi mediterraneo. L'idea della tomba a deposizione plurima era già presente, come si è detto, nei gruppi eneolitici di Laterza, dai quali trapassò presso le comunità pastorali appenniniche (ipogei collettivi).

Il processo di urbanizzazione delle etnìe pastorali appenniniche portò le genti a trasformarsi in agricoltori sedentari e sorse l'idea del monumento funerario collettivo riservato ai membri del ghenos. C'è una evidenza topografica tra insediamenti francamente subappenninici e tombe a galleria (in francese Allée Couvert; in inglese Long-Barrow).

INSEDIAMENTI

TOMBE A GALLERIA

Capo Colonna di Trani

+ asse Bisceglie - Bari

Santeramo-Trani (distrutto!!) / Dolmen Chianca, Albarosa, di Frisari Bisceglie, dei Paladini (Colonnelle-Corato)

Contrada Fontane di Terlizzi

Dolmen S. Silvestro - Giovinazzo

Monticelli

D. Fasano - Ostuni

Mar Piccolo (Taranto)

D.Leucaspide e Statte

 

 Dunque fu unica la gente che visse le coste pugliesi ed eresse i monumenti megalitici, riecheggiando nel Bronzo quel fenomeno architettonico noto all'Occidente europeo già da epoca neolitica (IV-II millennio a.C.).

Salvare questo patrimonio storico di valore inestimabile è urgente. Il Dolmen di Trani in agro di Santeramo, fu distrutto e ridotto a massicciata dal proprietario (impunito). Il piccolo e tozzo Menhir di Molfetta è scomparso dal ciglio della SS. 16 tra Bisceglie e Molfetta. Vandalismi sono stati segnalati in più siti e due episodi di questi hanno avuto per oggetto il c.d. Dolmen della Chianca, citato tra i principali al mondo da cataloghi autorevoli come quelli sull'argomento stilati dalla Sampò (1990) e da Balfour (1992). Dunque non c'è molto tempo per recuperare tale dimensione della cultura europea. I censimenti sul territorio richiedono passione e tempo e destano anche ostilità e diffidenza.

Da queste pagine chiediamo un aiuto specifico a censire con schede aggiornate la situazione dei monumenti megalitici in Puglia. Se potete, inviateci foto, luogo di reperimento con accesso, descrizione strutturale attuale con misure attuali dei lastroni litici (per compararle con dati già rilevati negli anni ottanta). Intendiamo aprire una pagina specifica con schede specifiche per ogni monumento. Almeno salveremo nel virtuale il reale. n (a.m.)

 

A sinistra Dolmen della Chianca a Bisceglie (Bari). Il Dolmen, splendido esempio citato dalla letteratura straniera e meta turistica, ha subito gravi insulti e danni a più riprese (dagli anni novanta): picconate, spray di vernice ecc.

Sotto Dolmen di Cisternino-Montalbano (Brindisi). Non è neanche recintato come quello della Chianca e versa in condizioni critiche.

 

  Sotto è visibile l'imponente struttura dolmenica del Dolmen di Giovinazzo o S.Silvestro. Qui l'area è protetta da adeguata recinzione ma, essendo priva di custodia umana, risulta inaccessibile ai turisti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’acqua è sempre più cara e preziosa. In più, è distribuita in maniera molto iniqua, come è noto: complessivamente, il 20 per cento più ricco della popolazione mondiale, concentrato nei paesi industrializzati, consuma il 58 per cento dell’acqua disponibile. Circa tre miliardi di persone, cioè la metà della popolazione mondiale, non dispongono di acqua potabile e/o di servizi igienici adeguati. Ogni giorno bambini muoiono per malattie legate alla mancanza di acqua pulita. Quanto sia diventata scarsa questa risorsa lo sanno bene i milioni di donne costrette, nell’Africa subsahariana, nel Kalahari e altrove, a percorrere ogni giorno sempre più chilometri per trovarla (fino a 10-15 km al giorno). Ad Addis Abeba, in Etiopia, o a Ukunda, in Kenya, i poveri spendono circa il 9% del loro reddito per l’acqua; a Onitsha, in Nigeria, si arriva al 18%. A Karachi, Port au Prince, Jakarta, dove non arriva l’acquedotto, occorre acquistare l’acqua trasportata dalle autobotti, che costa 25-30 volte più di quella di rete.

 

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