speciale ISRAELE 

GIORNATA EUROPEA DELLA CULTURA EBRAICA 2008

 

E-zine dell'Istituto di formazione S.I.E.B.

Redazione:C.so M.R. Imbriani n.103/A - 70059 TRANI (Italia)

Redattore capo (Olga Miglionico)

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inCulturaestate 2008 1.08

Reg. 11/03 del Tribunale di Trani (giusta autorizzazione in data 17/11/03

Direttore responsabile Lucia DE MARI

 

InCultura - estate 2008 - I.08

Sommario

STORIA E LETTERATURA
Ebraico e letteratura

Shema Yi Srael
"Masada":  il libro di M.G. Siliato
Amos Oz: il narratore di Israele

Abraham Yehoshua e la New Wave
Tel Aviv vs Gerusalemme

Rileggiamo gli inizi
Un poco di Storia: Palestina

TEMI RELIGIOSI
Chiese cristiane divise
Giudeocristianesimo
Nazireato vs Nazareno
Qumran e gli Esseni (in lavorazione)



Redazione

Il giornale cambia impostazione e veste tipografica e viene a proporsi in quattro numeri monografici che usciranno uno a stagione (anche se oggi diciamo che le stagioni non si riconoscono più tanto climaticamente). Cominciamo con un numero monografico su ISRAELE che festeggia quest'anno i 60 anni dalla fondazione dello Stato dopo tribolazioni di duemila anni. Tutti i numeri monografici rimarranno via via a disposizione dei lettori in Rete perché risultino accessibili alla ricerca ed essere scaricati secondo necessità.

orante al Muro del Pianto (Hakotel)

Quest’anno lo Stato di Israele celebra il 60° della sua indipendenza, dichiarata il 14 maggio 1948, in seguito alla fine del mandato britannico. Gli israeliani, che pur hanno edificato una nazione tra mille e millenarie difficoltà, che pur sono riusciti a vivificare e rendere viva una lingua che era solo liturgica e morta (come il latino), continuano a vivere sotto assedio, continuano a sospirare una pace che viene rimandata di generazione in generazione. Nel mondo la confusione tra antiamericanismo e antisionismo ad opera di organizzazioni politiche e religiose, alla fine rigenera e perpetua una intolleranza arcaica verso un popolo che si ritiene "eletto", che si fa uccidere ma non si fiacca: questa dannazione storica nessun popolo l'avrebbe saputa tollerare e superare dopo aver corso più e più volte il rischio dell'annientamento totale, dai tempi biblici ad oggi. La dannazione continua. L'esigenza di difesa armata, la diffidenza rendono la vita di ogni giorno una sfida continua. "Lo Stato di Israele è infatti l’unico al mondo ad essere stato oggetto di espliciti appelli per la sua eliminazione fisica, ininterrottamente dal momento della sua creazione ad oggi" ha scritto Joshua Lapide, su Asianews.it

Eppure Israele è lì, dopo sessanta anni. Anzi, dopo due millenni. Noi di incultura siamo andati lì. Ti auguriamo di restare lì dove senti ed hai il diritto di essere, Israele, e che tu possa convivere con i fratelli che credi diversi ma sono indistinguibili da te. Siete tutti palestinesi. Come Maria e Gesù. Siamo tutti figli di Abramo: ebrei, cristiani e islamici. Hai notato? abbiamo rispettato l'ordine di apparizione nel teatro della Storia. Vi è dovuto.

 


MA SERVE LA CULTURA?

La nozione di "cultura" permea la storia mediterranea ed ha sempre a che fare con le piante. La parola è infatti di origine latina, deriva dal verbo "coltivare" : ebbene sì, la cultura viene dalle "coltivazioni" e "si coltiva" così come la Vitis vinifera (la vite) e la Olea europaea (l'ulivo), piante importanti per noi come lo furono per Odisseo-Ulisse. L'utilizzo di tale termini è stato, poi, esteso, a quei comportamenti che imponevano una "cura verso gli dei": così il termine "culto". Non è un caso che una delle raccolte più importanti storicamente sugli usi e costumi degli uomini e sulle religioni è l'opera monumentale di Frazer, il Ramo d'Oro.

La cultura è patrimonio è bagaglio di conoscenze ritenute fondamentali ed utili alla vita del singolo e della collettività e che vengono trasmesse di generazione in generazione. Cultura è antropica in quanto dotazione del singolo individuo ma è anche antropologica in quanto termine che si applica ad una comunità di individui e che descrive la dotazione e diversità di una popolazione parlante la medesima lingua e/o mossa da fini ideologici condivisi.

Anni fa battezzammo il giornale così - inCultura - giocando sul doppio e antitetico significato del termine giornalistico ("metti quell'articolo in Cultura") e del termine nel senso di non-Cultura. Eravamo e siamo preoccupati dalla ambivalenza crescente se non indifferenza della gente in rapporto alla cultura ed ai suoi temi come potenzialità della mente : avevamo ragione ad essere preoccupati della decadenza culturale della scuola e dei mass media. E' in espansione il convincimento che la cultura non vale la pena di "coltivarla", non va incentivata perchè è un retaggio del passato quando non esistevano la tecnologia di oggi, i nuovi lavori di oggi, la attenta cura di sè di oggi, fatta di scorciatoie e ricerca di successo materiale ("i libri non ti fanno mangiare"); è come se la cultura non conti più nulla, un bene che richiede solo sacrifici e non produce ricchezza.Dal punto di vista della società iperconsumistica che ci vorrebbero imporre in effetti la cultura non è utile e non massifica il consumatore. A che serve la cultura dei libri per esempio quando tutto ci viene proposto prevalentemente in immagini e suoni? A che serve anche viaggiare se basta curiosare in Internet? Ad una cena, sentendo parlare della Turchia, un commensale ne parlò come se vi fosse stato e sentenziò "Che c'è di bello?" Emerse che la Turchia l'aveva vista in Internet e tanto gli bastava. Si sa Internet è uno strumento straordinario, un medium eccezionale di conoscenza ma anche di fesserie, come ogni mercato ove puoi trovare utile ed inutile, cose vere e false.

Se fosse vero che la cultura è elitaria e non democratica, la cultura non sarebbe così temuta dai regimi dittatoriali in quanto pericolosamente democratica e poco orientabile dai vari Minculpop del ventennio fascista.

In Europa la cultura del singolo e della collettività sono in disarmante declino: la nostra cultura sembra soffrire di Alzheimer e dimenticare se stessa ed i suoi fondamenti. Dirselo non basta. Va recuperata (rifondata?) la missione della scuola; va incentivata la conservazione dei beni culturali e la attività dei soggetti che vi lavorano. Il turismo culturale è l'industria meno inquinante del mondo, protegge la cultura e la promuove in retroazione circolare. Vogliamo tornare, cari politici, ad essere colti? Ahi, molti di voi siedono al Parlamento ma hanno mostrato - ricordate la puntata delle Jene? - di non sapere neanche l'anno della Unità d'Italia ( a proposito è il 1861).

Culture is beautiful. CULTURA E' BELLO.

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