10/03/06

Reportage: Napoli Comicon 2006

Puntuale come le tasse, anche quest'anno Castel Sant'Elmo ha ospitato l'Ottavo Salone Internazionale del Fumetto e dell'Animazione, il Napoli Comicon; la migliore fiera italiana della letteratura disegnata, che stavolta ha aperto le porte alle scuole inglese e tedesca. (Per i dettagli sul programma e sulle mostre, cliccate qui).

Paradossale che gli autori britannici che hanno fatto la parte del leone durante la mostra facciano tutti parte della cosiddetta British invasion. Con ciò, ci si riferisce all'emigrazione di talenti dal Regno Unito agli USA, dove sceneggiatori e disegnatori europei, ma pur sempre anglofoni, hanno trasposto la propria sensibilità nel fumetto americano, rivoluzionandolo per sempre. Uno per tutti, Chris Claremont (foto a destra), padre adottivo degli X-men, di cui ha scritto e continua a scrivere le avventure da quasi trent'anni; nella conferenza a lui dedicata, ha parlato dei progetti futuri sui mutanti della Marvel Comics, imminenti protagonisti del terzo kolossal cinematografico a loro dedicato, nonché di un annesso videogioco scritto dallo stesso Claremont (un segnale che l'industria videoludica sta assorbendo molte risorse creative, dato il maggior rendimento).

Sul Vomero, il fumetto italiano non è mai messo da parte e i riflettori sono stati puntati anche su Jungle Town di Tito Faraci e Giorgio Cavazzano (qui a sinistra). Da quando la Disney Italia è stata dichiarata responsabile mondiale della produzione fumettistica della multinazionale omonima, l'azienda ha potuto sperimentare molto di più con i suoi talenti, e da qui è nato per esempio il successo planetario che risponde al nome di Witch.
Un progetto sperimentale più recente è nato dalla sottoetichetta Buena Vista, con la collana di albi singoli Buena Vista Lab, che ha visto finora alternarsi artisti di varie nazionalità con opere rivolte ad un target medio-alto, in riferimento all'età. Quarto volume è il succitato Jungle Town, scritto dal più noto e discusso sceneggiatore italiano (autore del recente Brad Barron della Sergio Bonelli Editore, miniserie presentata proprio un anno fa a Castel Sant'Elmo) e disegnato dal maestro veneziano che ha forgiato l'immaginario visivo della Disney italiana (quando pensate a Topolino o Paperino, quasi sicuramente in mente vi si dipingerà la sua interpretazione). Facendo affidamento sulla stessa tradizione Disney e sulla simile metafora utilizzata in opere come Maus di Art Spiegelman, la rodata coppia ha varato questo progetto, che vede protagonisti due detective, due cani, alle prese con l'omicidio di un topo: per la città di Jungle Town, l'episodio è increscioso e potrebbe riattizzare le tensioni razziali. Infatti in questo mondo immaginari vive ogni genere di animale senziente e le varie specie/razze convivono tra di loro, con problemi simili alla pluralità etnica della nostra società. L'albo è caldamente consigliato, sia per l'interpretazione grafica di Cavazzano, sia per la sapiente sceneggiatura di Faraci, che coniuga con rara maestria giallo, divertimento e riflessione sociale.

Breve storia del fumetto tedesco
I maggiori autori della Germania, purtroppo da noi poco noti per una mancata pubblicazione del materiale del loro Paese, hanno offerto una panoramica della loro storia in un'interessante conferenza (qui a sinistra un momento). Da loro, il fumetto aveva già preso piede alla fine del XIX secolo, con i celebri Max e Moritz di Wilhelm Busch, prototipo dell'attuale nona arte: si trattava di vignette corredate da didascalie, semplicemente. Lo sviluppo della storia tedesca è stato ben presto troncato dall'avvento della censura nazista, a quanto pare caratterizzata da una morsa ben più di quella fascista, che in fin dei conti ha consentito l'importazione di prodotti stranieri, camuffandoli per italiani (v. Nembo Kid per Superman) e non ha impedito la nascita di scuole come quella Disney. Tuttavia, negli anni '50, Topolino arriva anche in Germania e raggiunge un ottimo successo, monopolizzando quasi il mercato, solo per dare impulso un'altra famosa coppia germanica, Fix e Foxy, a cui non solo hanno contribuito anche autori nostrani, ma il cui formato è stato mutuato dall'inventiva di Augusto Pedrazza, grande illustratore della prima metà del ventesimo secolo. Questa rinascita è stata troncata sul nascere da una decennale campagna denigratoria dell'opinione pubblica e del governo, che al grido di "Per la protezione della gioventù e dell'infanzia" ha ostacolato notevolmente la diffusione degli albi e la formazione degli arti. Addirittura negli anni '60, avvenivano roghi pubblici di fumetti e i ragazzi erano incentivati a portare in biblioteca i loro albi in cambio di libri.
Grazie alle rivolte sessantottine e a tutti i movimenti che vi ruotarono attorno, la situazione cambiò e i fumetti ricominciarono ad essere concepiti e, per di più, ad essere indirizzati ad un pubblico adulto, come avveniva in America dopo la pubblicazione di Contratto con Dio di Will Eisner, il primo romanzo grafico della Storia. Gli anni '70, poi, vedono una nuova ondata di importazione di materiale straniero, Asterix su tutti, apprezzato per il suo "umorismo intellettuale". L'attenzione sul fumetto si fa seria e professionale, gli autori escono dall'anonimato, i primi saggi semiologici sul medium vengono realizzati in terra tedesca e nascono le prime "fumetterie", librerie specializzate.
Gli anni '80 rappresentano il boom, in cui spicca uno degli ospiti della manifestazione, Ralf König. Autore di successo (al momento, 6 milioni di albi venduti  in 17 paesi) che, ispirandosi al fumetto underground, ha fatto della sua omosessualità il suo punto di forza, iniziando a produrre fumetti a tematica gay. L'autore è stato uno degli ospiti della manifestazione.
Nel decennio successo, l'inflazione del mercato e il rialzo dei prezzi ha portato il settore in una crisi da cui si sta cercando ancora di uscire; i manga rappresentano il 70% del fatturato, ormai, e hanno modificato l'utenza e/o i suoi gusti.
Non mancano esperienze fuori dal comune, come l'ospite Ulli Lust, che ammette senza vergogne di lavorare su commissione, per esempio scrivendo e disegnando la storia dell'amore tra due clienti, in occasione di un regalo.
Una risposta diversa per salvare la "tradizione" l'hanno data Mawil e Kai Pfeiffer, membri di uno studio creativo di giornalisti-fumettisti, che affidano alle tavole la realizzazione di veri e propri reportage, spesso commissionati da enti culturali, una strada percorsa in altri Paesi da Joe Sacco (autore, tra gli altri, di un celebre albo sulla Palestina) o da noi, dai fumettisti della BeccoGiallo
Ultimo, il loro collega Flix ha dichiarato di redigere giornalmente un suo diario a fumetti, in cui una buona parte è dedicata a Napoli, in cui l'autore lavora spesso.
Della produzione italiana, non molto passa il confine: il nostro best-seller Dylan Dog, le opere di Gipi (misconosciuto ai più, ma recente vincitore del più importante premio francese dedicato ai fumetti!), qualche volume di Corto Maltese (ancora in corso di pubblicazione, incredibilmente) e pochissimo di Milo Manara.
Per saperne di più, visitate la mostra del Goethe Institut di Napoli, che ha collaborato a questo gemellaggio con la Germania.

Michele Miglionico