Animal man
Un fumetto ambientalista

Negli
ultimi mesi, con il terzo volume, la Magic Press ha concluso la ristampa
di un fumetto americano degli anni Ottanta. La notizia potrebbe far sbadigliare
i più, ma stiamo parlando di un’opera importante ed innovativa nel suo genere.
In quel periodo di grande fermento per i comics, alcuni autori britannici
portarono una ventata di freschezza, un’ottica europea nel modo di raccontare le
storie dei supereroi, il classico genere affrontato dalla letteratura disegnata
d’oltreoceano. Tra questi scrittori, uno dei più promettenti fu lo scozzese
Grant Morrison – non a caso, oggi considerato un genio della nona arte!
-, che prese le redini della serie dedicata ad un personaggio minore, il
misconosciuto collega di Superman e Batman che risponde al nome di Animal man.
E ne fece una rilettura ancora oggi d’avanguardia.
Buddy Baker ha una famiglia felice, non ha identità segreta, e il suo
superpotere è: poter attingere alle facoltà degli animali che gli stanno
intorno. Utile per il mestiere di paladino della giustizia, se può farti
volare in presenza di uccelli o avere sensi più sviluppati accanto ad un cane.
Partendo da questo, il vegetariano Morrison ha imbastito le prime storie su una
nuova consapevolezza del protagonista: il particolare legame con il mondo
faunistico lo porta a perorare la causa dell’ambientalismo, del rispetto estremo
degli animali, a partire proprio dal rifiuto di mangiarne la carne; questo
approccio, tra l’altro, porta Animal man a confrontrarsi con temi scottanti come
gli esperimenti del governo americano con l’antrace.
Alla fine del percorso, di sapore misticheggiante, Buddy Baker scopre tutte le
implicazioni del suo essere eroe e del suo essere un tramite tra la meschina
società umana e il variegato, innocente universo naturale, che assume un valore
profondo e metafisico.
Ha senso trattare questioni così importanti in un fumetto d’avventura? L’autore
stesso, nel rivoluzionario finale della sua saga, ammette di aver assunto
eccessivamente un tono da “predica”.
“Quelli che credono che l’intelligenza dell’uomo lo renda speciale” dice
infatti, “devono solo guardare come continuiamo a distruggere l’ambiente. L’uomo
non è una specie intelligente”. Difficile dargli torto. (Michele
Miglionico, dicembre 2005)