15/01/2006

OLOCAUSTO SI, OLOCAUSTO NO...

In questo gioco macabro "sul" Massacro, forse è il caso di andarsi a (ri)leggere il classico di storia vera a fumetti di Art Spiegelman

Nei giorni in cui con Ariel Sharon si conclude una epoca, nei giorni in cui nemici degli ebrei e giornalisti iraniani si organizzano in convegni per revisionare la storicità dell'Olocausto, la questione mediorientale torna nuovamente alla ribalta, minando l'equilibrio instabile che il ritiro delle truppe israeliane dalla striscia di Gaza aveva faticosamente instaurato. C'è qualcuno che dice e scrive che non è vero che siamo andati sulla Luna (è tutta una finzione), che Hitler è morto (è tutta una finzione), che l'Olocausto o Shoah è tutta una finzione. Certamente è difficile rispondere con la cultura alla incultura o alla malignità.Noi ci proviamo con un esperto di comics.

Inaspettatamente, la nona arte può venirci incontro per analizzare il problema sotto alcuni punti di vista.
Di recente stampa è "Il complotto", opera postuma del più grande fumettista nordamericano, Will Eisner. Nel suo lavoro finale, l'autore ha ripercorso la storia di una delle più scandalose vicende del XX secolo: la creazione dei Protocolli dei Savi di Sion. Per rinforzare l'antisemitismo alla base di gran parte della segreta politica dell'epoca, esponenti della polizia zarista redassero un falso documento che attestasse la volontà, da parte del gotha ebraico, di conquistare definitivamente il mondo. I Protocolli vennero usati come prova da Adolf Hitler nel Mein Kampf, per fare l'esempio più ovvio. Nonostante la loro autenticità sia stata indubbiamente smentita da decenni, periodicamente la leggenda prende nuovamente piede, offrendo un blando pretesto per la discriminazione del "popolo eletto".


Discriminazione che, nonostante ciò che afferma l'ondata revisionista della critica storica, ha provocato il genocidio di sei milioni di ebrei. La Shoah è stata l'oggetto di numerose opere artistiche, al cinema come in letteratura, ma vogliamo concentrarci su un fumetto vincitore del Premio Pulitzer: "Maus" di Art Spiegelman. In questo classico relativamente recente, il cartoonist usa un espediente caro al fumetto Disney, all'animazione dei Looney Tunes, al Pogo di Walt Kelly, vale a dire rappresentare gli esseri umani come animali, una metafora vecchia quanto l'uomo, ma archetipicamente efficace. Solo che, in questo caso, come ne La fattoria degli animali di Orwell, l'artificio retorico si presta ad un dramma. Spiegelman mette su tavola la tragedia dei campi di sterminio, vissuta sulla pelle dei suoi genitori. Tutto tragicamente vero, dalla prima alla ultima pagina. Gli ebrei sono topi, perseguitati da nazisti felini. Ma l'efficace gioco di rimandi animaleschi non finisce qui.
Per un ulteriore approfondimento nella letteratura disegnata, recuperate anche -"Persepolis" di Marjane Satrapi: per capire, dalla viva penna di un'artista esiliata, cos'è l'Iran, la nazione vestigia della grande civiltà persiana, ma il cui attuale capo vuole cancellare Israele (e altro?) dalle mappe mondiali. (Michele Miglionico)

Il complotto e Maus sono editi da Einaudi. Persepolis è edito da Sperling&Kupfer.
La prima parte di Maus e Persepolis sono stati recentemente ristampati nella collana da edicola "I Classici di Repubblica"-