Seta
Erano anni che le case di
produzione cercavano di portare al cinema la trasposizione del romanzo Seta.
Più volte questo progetto è stato annunciato alla
stampa dalla fine degli anni Novanta finora – facendo nomi di registi che no hanno evidentemente concretizzato il lungometraggio,
quando si è riusciti nella difficile impresa. A portare sugli schermi il breve
romanzo è ora il francese Francois Girard, forte di una coproduzione internazionale e di un
giovane cast di lanciati interpreti. Recentemente presentato alla Festa del
Cinema di Roma, Seta narra del
giovane Harvè Joncour (Michael Pitt) ,
francese che intraprende un lungo viaggio verso il chiuso Giappone di fine
Ottocento alla ricerca di bachi da seta per la produzione della filiera locale.
Qui incontra un nuovo mondo e la potenza di questo fascino lo soggioga e
ossessiona, anche a discapito dell’amata
moglie Helene (Keira Knightley, sempre a suo agio in film in costume).
Il film appare lento nella
forma, con poco mordente. E’ forte di immagini
suggestive, ma senza il virtuosismo della camera che forse servirebbe a dare
spinta al tutto. Ostica fin da subito si sarà mostrata l’impresa di tradurre in
immagini quel lirismo lessicale che fa di Seta
un piccolo capolavoro: anche per questo , si era
provato persino a commissionarne l’adattamento della sceneggiatura allo stesso
autore Baricco, il cui risultato stranamente non è
stato poi utilizzato. Se ben poco accade nel libro, per di più breve, la scelta
di portare una storia del genere sul
grande schermo risulta di per sé limitante. Ma a differenza
dell’ottimo lavoro raggiunto da Tornatore nel
trasformare il monologo teatrale Novecento
nella Leggenda del pianista sull’oceano,
Girard nel riadattare il narrato dell’altro bestseler di Baricco non è riuscito a realizzare un’opera compiuta e
soddisfacente nell’insieme, pur prescindendo dall’opera letteraria da cui
deriva. E il lungometraggio che è ora sui nostri schermi
difficilmente verrà ricordato a lungo.
Olga
Miglionico