Volver
L'ultimo film di Pedro Almodòvar è un ritorno
al suo cinema degli anni addietro, pregno di forti figure femminili. Dopo la
parentesi maschile della Mala educaciòn, il regista racconta la storia
corale di un gruppo di donne native della Mancha, sua terra natia. Bellissima la
scena iniziale, quando nel
cimitero
del paesino troviamo le donne intente a tenere pulite, quasi con movimenti
coreografici, tombe su cui si abbattono venti costanti (che fanno ammattire
le persone, si dirà più volte). Tra questa cittadina, superstiziosa e
periferica, e un'irriconoscibile periferia di Madrid si svolgono le vicende di
Raimunda (una brava Penelope Cruz), la figlia adolescente, la sorella Soledad,
la zia Paula e la loro defunta madre. Quando la ragazzina si difende da un
tentativo di violenza carnale da parte del padre, uccidendolo, Raimunda prende
prontamente le sue difese, cercando in tutti i modi di nascondere l'omicidio.
Contemporaneamente la zia Paula muore, mentre la madre riappare a Soledad, che
nella sua solitudine accettaquesta presenza come un dono... Questi personaggi
sono molto passionali, volitivi, determinati nel nascondere i loro piccoli
peccati, ed abituati a cavarsela da soli. Pedro ha dichiarato di essersi
ispirato per Volver - titolo omaggio a un tango di Gardel - alla memoria
delle amiche di sua madre, alla cui elaborazione del lutto l'intero film è
ispirato. La solida sceneggiatura alla base del lungometraggio coinvolge
emotivamente lo spettatore fin dai primi dialoghi, sospesa com'è tra realismo e
lirismo, ironia e malinconia, portando nel finale tutti i tasselli al giusto
posto e riprendendo così le fila del narrato anche là dove sembrava esserci
stata una concessione superstiziosa-fantastica. Personaggi così intensi, con le
loro colpe e i loro segreti, eppure così reali, sempre attuali (pochi i
riferimenti alla vita contemporanea: se non fosse per l'uso smodato del
cellulare da parte della ragazzina si potrebbe pensare che la storia sia
ambientata negli anni Cinquanta), grazie alla bravura del regista, rimarranno
impressi a lungo nella memoria degli spettatori europei.
(Olga Miglionico, maggio 2006)