“La terra”, l’ultimo film di Sergio Rubini

L’ultimo film diretto da Sergio Rubini rientra perfettamente nello stile cinematografico al quale l’artista pugliese ci ha finora abituato. Girato anche questo nell’amata Puglia - nello specifico a Mesagne - il film racconta la storia di una famiglia che si ritrova. Protagonista principale è Fabrizio Bentivoglio, professore da tempo a Milano (in realtà esiliato dalla famiglia per il mancato assoggettarsi alle regole del pater familias), che torna nella natia cittadina per formalizzare la vendita di una bellissima masseria di famiglia. In realtà non tutti i fratelli concordano nella cessione, e starà a lui cercare di riappacificare i congiunti, tutti cosìdiversi tra loro. A questi dissapori e incomprensioni tra i quattro fratelli, si aggiungono i rapporti, più o meno illeciti, che questi hanno con l’usuraio del paese (interpretato, un po’manieristicamente, dallo stesso Rubini). Come di moda quest’anno- si pensi a Match Point-, anche qui la trama ci metterà di fronte ad un delitto senza castigo (e nella vita reale forse ciò accade più spesso di quanto di si pensi). Il regista si conferma bravo direttore d’attori, tra l’altro sempre ben scelti, e la storia, pur non brillando per originalità, riesce a intrigare lo spettatore. I toni sono abbastanza cupi e grotteschi, e la sensazione che il lungometraggio lascia nell’epilogo è di vaga amarezza. Il tema principale rimane quello del ritorno alla origini, e il relativo confronto con esse del protagonista, come già nel precedente L’amore ritorna (sempre interpretato con bravura da Bentivoglio). E infatti anche qui nessun personaggio risulta completamente vincitore né vinto. Ciò che è imputabile maggiormente all’autore è però quel senso di stereotipato che lo spettatore, soprattutto pugliese, ravvisa nella rappresentazione di luoghi e personaggi. La cittadina salentina sembra rappresentata come ferma agli anni settanta (quando Rubini ha lasciato la Puglia per Roma, probabilmente), così come alcuni degli abitanti (soprattutto di sesso femminile). Peccato, perché la bellezza dei luoghi è ben sottolineata, e fotografata, invece in più scene, come quella della processione notturna. Ben vengano le riprese di film in terra pugliese – da sottolineare a questo proposito la recente nascita della Puglia Film Commission-, ma senza per questo pensare di dover adattare le storie girate a ciò che forse il pubblico del resto d’Italia si aspetta di vedere.
Olga Miglionico, marzo 2006