01/02/2006
"Mary"

Il vangelo della Maddalena

Con una sceneggiatura firmata a sei mani, il regista indipendente Abel Ferrara ha lasciato la sua impronta nella stagione cinematografica 2005 con un'opera, apparentemente, lontana dalla sua produzione precedente, del resto sconosciuta ai più.
Un film sulla religione: di primo acchito, questa constatazione lascia perplessi, sullo scherm
o si è abituati a vedere ben altro. Pensandoci, poi, sembra addirittura fisiologico che anche Ferrara sia approdato a questo tema. Un banale esempio è la fioritura di fiction a sfondo religioso (cattolico) che costellano i nostri palinsesti televisivi. Un altro caso è La passione di Gesù Cristo, recente successo di Mel Gibson.
Proprio a quest'ultimo la storia del film (non a caso, una produzione Italia-USA) si riallaccia.
Sulla scia del succitato kolossal, il regista Tony Childress (Matthew Modine) gira un film, Questo è il mio sangue, spostando l'attenzione della narrazione dai vangeli canonici, già affrontati dozzine di volte in ogni salsa, ai vangeli apocrifi. Nella pellicola se ne parla abbastanza: innanzitutto, grazie all'escamotage di un programma televisivo, in cui sono ospitati esperti del mondo religioso (che vestono i loro veri panni); ma, soprattutto, Ferrara ci regala alcune scene tratte dal Vangelo di Maria Maddalena, uno scritto gnostico ritrovato in Egitto, nel 1945, insieme ad altri scritti cosiddetti "eretici".  L'altra voce del cristianesimo, da cui traspare - tra le cose che sottolinea il regista - la rivalità tra San Pietro e Maria Maddalena: una donna aveva il diritto di parola nell'ambito del sacro? Lungi dal voler affrontare ipotesi fantastoriche à là "Il Codice Da Vinci", la questione suggerisce che non è da escludere che il ruolo della femminilità nel nascente cristianesimo sia stato brutalmente messo da parte.

Ma torniamo al film. Finito di interpretare un'alternativa Maria Maddalena, l'attrice Marie Palesi (interpretata da Juliette Binoche, che nel 2005 ha dato il meglio di sé) entra in crisi mistica e si trasferisce a Gerusalemme. L'occasione è troppo ghiotta per non mostrare i luoghi sacri della vita di Gesù, ma anche per non riflettere sulla questione mediorientale: le bombe e gli attentati fioccano nella città santa, e si insinua che il Cristo avesse messo in guardia gli ebrei su ciò che sarebbe loro successo.
Intanto a New York, anche l'agnosticismo del presentatore Ted Younger (Forest Whitaker) vacilla di fronte ad una sfiorata tragedia familiare, mentre la sua storia si intreccia con quella dell'attrice e del suo film, in uscita nelle sale americane tra mille polemiche, per la sua visione anti-cattolica. (Perché non polemizzare invece sull'ennesima raffigurazione di Gesù e degli apostoli come perfetti europei, anziché come i mediorientali che la storia ci suggerisce?)

In concorso all'ultimo Festival del Cinema di Venezia, il film ha faticato a trovare una distribuzione e non ha occupato molte sale del Paese: un'occasione persa per far riflettere il pubblico su questioni suggestive quanto delicate.

Michele Miglionico