Sanremo: un esempio di riciclo mediatico
Dopo una settimana di estenuante sopportazione, si sono spente le luci sul Nashville italiano, sull’ evento che meglio dovrebbe mostrare la qualità dell’industria musicale nel Paese del “bel canto”. Sanremo 2006 targato Panariello si è mostrato attento alla causa ecologica, a partire dall’uso delle luci, quasi inesistenti. Dopo lo shock iniziale, la famiglia italiana tipo, attaccata al televisore, è accorsa subito al capezzale dell’elettrodomestico provando a modificare la luminosità dello schermo. Resasi conto dell’integrità dello schermo, la suddetta famiglia italiana ha tirato un sospiro di sollievo per l’apparecchio da pagare a rate, e chiuso un occhio (anche due) sulla scenografia realizzata dal premio Oscar Dante Ferretti. Il riparmio energetico sulle luci, ha permesso alla Rai di investire in ospiti degni del massimo “rispetto”, tra i quali spiccano: John Travolta (il testimonial di alcune campagne per la tv satellitare SKY) in versione pilota, la bionda teenager Hilary Duff ed il finto biondo idolo delle teenager Jesse Macartney, teen meteore targate MTV U.S.A. Tuttavia, per creare un evento in grande stile, la Rai non ha trascurato di chiamare le glorie italiane da esportazione nate nella città dei fiori: Laura Pausini, arrivata con la “pasta tra le mani” invece del Grammy, Andrea Bocelli già novello Pavarotti ed Eros Ramazzotti, con un’altra croce sul cuore. Ma il perno del riciclaggio del Festival, arriva con le canzoni, dove il sentore, l’impressione di già sentito domina sulla maggior parte delle canzoni ascoltate tra uno spot pubblicitario e l’altro. In molte persone si è insinuato il dubbio di aver sentito, tra una pennichella serale e l’altra, solo la pubblicità o, più in generale di aver assistito ad un mega spot di qualcosa che aveva poco a che fare con le canzoni. A questo punto bisogna parlare della canzone vincitrice del festival, che si lega molto con il tema ecologista della gara canora di quest’anno: “Vorrei avere il becco” dell’ ex bambino che fa ooh Pòvia, un testo intriso di simbolismo giocato sul paragone tra uomini/donne e piccioni. Che dire della canzone? Lui stesso chiede scusa nel testo della canzone per l’incauto uso della figura retorica. E se lo dice lui…
Quest’anno il premio al festival lo avrebbero meritato quelle persone che sono state in grado di sorbirsi l’intero festival senza cambiare canale, fedeli allo slogan “Perché Sanremo è Sanremo” ormai ammuffito e probabilmente da riciclare.
Maria Grazia Filisio, marzo 2006