Ubu incatenato
Il nuovo centro d’arte polifunzionale
denominato Spazio OFF (Opificio fabbrica famae) di
Trani, sul quale molto scommette il direttore artistico Claudio Suzzi, oltre a concerti, mostre, reading,
organizza ogni venerdì un’interessante rassegna teatrale. Il
più importante tra gli appuntamenti finora visti è
senza dubbio l’Ubu incatenato di Alfred
Jarry. Successivo al più celebre Ubu Roi, progenitore del teatro dell’assurdo, e secondo nella
tetralogia dedicata dal drammaturgo al suo personaggio, quest’opera celebra la
libertà attraverso la mitizzazione della schiavitù. Jarry,
teorizzava l’arrivo in scena di
marionette
al posto degli attori (come poi estremizzerà il figliastro Gordon
Craig nelle sue teorie di messa in scena teatrale): e
questa visione è ben attualizzata dalla compagnia Fortebraccio
nella persona di Roberto Latini, che solo porta in scena l’intera tragedia,
impersonando con maestria tutti i personaggi e le voci
dell’opera. In questo è supportato dagli ottimi tecnici della sua compagnia,
che hanno ideato un’armatura ipertecnologica
collegata ai maxischermi retrostanti sui quali il pubblico può visualizzare ambienti e semplici animazioni di personaggi
comprimari. Il pubblico non può che essere affascinato e rapito dalla bravura dell’attore
protagonista, che riesce, solo sul palco, con apparente facilità a portare
avanti con scioltezza un testo già di per sé ostico.
E’ lo
stesso Latini ad affermare che “Libertà e Schiavitù sono dentro un
solo concetto e contemporaneamente. È un paradosso che ha determinato le modalità di ricerca. Abbiamo cercato un modo per essere allo
stesso tempo Ubu e Jarry,
quindi non solo la marionetta, e la mano che la anima, non solo il burattino e colui che tira i fili, ma ancor di più, l’autore di fronte a
quelle forme di se stesso che diventano le proprie opere”. E
non possiamo che confermare come questa ricerca d’espressione artistica può
dirsi riuscita e perfettamente pertinente al tema.
Olga Miglionico
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