TANGO TANGO

Intervista ad Itinertango

 

 

Qual è il significato del crescente favore che incontra in Italia il Tango lo abbiamo chiesto ai fondatori di una vivace associazione italiana e pugliese quale è ITINERTANGO, che da poco è visibile in Rete non solo nella classica pagina dedicata da  InCultura   ma anche nel proprio sito www.itinertango.it . Ne chiacchieriamo con il presidente Achille Miglionico che, non nascondendo  la nota inclinazione professionale (psichiatrica e antropologica), riflette su di una concomitanza di fattori. Parla di un aumento di interesse pratico per il ballo soprattutto di ispirazione latina, promosso dai media, dal cinema, da palestre e scuole di ballo grazie al numero di immigrati latino-americani residenti in Europa.

-         Certo – ci dice il dr. Miglionico -  si ravvisa anche una inevitabile curva ‘modale’ come è nella totalità dei fenomeni di rilevanza sociale, però bisogna ammettere che il Tango in senso lato è  un genere musicale che ha vari livelli sia di espressione sia di  comprensione  e quindi  è in grado di ‘catturare’ un pubblico variegato… persone e personalità diverse di ogni livello e tipo culturale…

-         E’ vero - confermiamo noi - Sappiamo che il tango è adorato in regioni fredde come la Scandinavia e persino nel lontano Giappone…

-         Proprio così…Un genere musicale che  va dalla semplicità accattivante di tanghi come Mi querido Buenos Aires di Carlos Gardel  alla complessità ‘sinfonica’ di Astor Piazzolla o alla qualità di fusione stilistica dei Gotan Project…

-  Abbiamo ascoltato – diciamo noi - l’ultimo CD dei Gotan, di cui non ricordo il titolo, e lo abbiamo trovato assai bello, pur non essendo personalmente cultori tango.

Michele Di Tacchio, co-fondatore di Itinertango, è un agronomo cui, per sua stessa ammissione, il tango ha stimolato una svolta vitale; è un abile tanguero e profondo conoscitore del genere; è lui che programma e cura le liste di ascolto nelle milonghe. Di Tacchio conferma:

-         …in effetti il CD dei Gotan Project si chiama  Lunatico ed è persino raffinato. Gli arrangiamenti sono molto belli…per dirla con gergo giovanile, ‘allucinanti’…In un brano, a ponte tra etnico ed elettronico, abbozzano una storia del tango recitando delle  parole, parole-chiave …e definiscono i gauchos come ‘futuristi nostalgici’. Bello.

-         In un altro brano  - interviene la co-fondatrice Susana Carmen Di Donato -  citano, con una voce robotica di sottofondo, persino l’incipit del poema gaucesco Martin Fierro, di Jose Hernandez..In effetti Itinertango tiene a proporre, nelle attività culturali a latere o introduttive alla storia del Tango, stralci del Martin Fierro, brani di Borges o C.. ecc. E’ un interesse ad ampio spettro su tutta la letteratura ispanico-americana. Tutte le arti sono collegate tra loro.

La De Donato è insegnante nella vita professionale ma è anche maestra di ballo e dirige i corsi organizzati dalla associazione.

-         E tornando ad Astor Piazzolla, quanto egli ha contribuito, diciamo così senza svalutazioni, a nobilitare il tango? – chiediamo.

-         Astor Piazzolla – precisa Miglionico – è un discorso che travalica l’Argentina. Come tutti i giganti dell’arte è difficile collocarlo. La sua opera originalissima – bastano poche note per riconoscerlo all’ascolto – lo avvicina ai grandi compositori del Novecento. Un musicista colto, preparatissimo, persino puntiglioso ed ipertrofico: lui e Borges forse si detestavano come capita tra grandi che pur si ritrovano ad incrociarsi come Edoardo De Filippo e Totò. Piazzolla lavorò con Borges per musicare una storia di compadritos. El Hombre de la esquina rosada è stato comunque un avvenimento di rilevanza più storica che relazionale. Astor non doveva essere un tipo facile da trattare e neanche un mostro di simpatia. Tuttavia, quando lo abbiamo conosciuto in un memorabile concerto nel 1985, nella Cattedrale della ‘sua’ Trani, si mostrò affabile e persino dolce con i giovani organizzatori del concerto. Sì, lui ha rigenerato e diffuso il tango a livello internazionale. Anche chi non balla, ama o almeno conosce Piazzolla ed il suo bandoneon. Una pietra miliare. Libertango sembra un obbligo in tutti i concerti e se non figura è richiesto  al bis…Anche le pubblicità se lo contendono…Eppure Meditango o Adios Nonino rasentano la perfezione compositiva. Mi sia consentita una provocazione culturale: come il tango, con le sue nostalgie da Caminito o Malena,  conferma di essere il blues di un altro Delta, del Rio della Plata così Piazzolla sta al Sud America come Gershwin al Nord America.

-         Quindi l’atmosfera del tango e la origine multietnica pongono il tango in stretta analogia al blues nordamericano… entrambi i generi sono frutti di meticciato culturale…

-         Sì, proprio così.

-         E il tango come emozione da ballare sulle note? Il cinema di Sally Potter o Carlos Saura ci ha abituato a tinte vivide di emozioni che sembrano sgorgare anche inconsapevolmente…

- Be’ il tango ballato è adoperato in Francia  come strumento di equilibrio nella coppia coniugale , qualcuno ha parlato di ‘tangoterapia’: onestamente  mi sembra eccessiva la parola terapia ecc. Di certo ballare, ballare tango è utilissimo nel canalizzare emozioni ed anche a livello psicomotorio. Circa le emozioni ammettiamo che questo recupero di espressione emotiva non lo vediamo con preoccupazione. Anzi, oggi assistiamo gradualmente ad un riemergere di emozioni che troppo a lungo sono state sottaciute o addirittura negate definendole  “romanticherie” oppure inutili, pericolose passionalità. L’emozione, l’emozione che si fa sentimento e viene rivelata è bella…insomma  feeling is beautiful.

                                                                             Lucia de Mari (maggio 2006)