bronzo e megalitismo in Puglia
Premesse
storiche -
Progresso: ambigua parola
Con
opportune precisazioni, oggi è ancora utile suddividere la
Preistoria-protostoria nel Sistema delle tre età formulato da
C.Thomsen nel 1816-19: età della Pietra, età del Bronzo, età del
Ferro. In seguito il Sistema si arricchì sino a configurare
Paleolitico (inferiore,
medio,superiore)>>>Mesolitico>>>Neolitico>>>Età
del Rame>>>Età del Bronzo>>>Età del
Ferro.
Gli
studiosi si accorsero ben presto che le età fornivano solo
indicazioni sugli stadi di sviluppo ma non datazioni sovrapponibili
(datazioni ottenibili con metodiche p.e. chimicofisiche). In effetti
sino a poco tempo fa "sopravvivevano" popoli allo stato di natura-
Naturwolker di Tischner - esprimenti culture litiche: in
Australia sopravviveva p.e. il Paleolitico, ed in Sud America il
Neolitico. Diciamo "sopravvivevano" perché tali culture sono
attualmente inquinate dalla pressante penetrazione tecnologica: non
è difficile osservare individui in abbigliamento tradizionale
accanto ad individui con T-shirts o jeans, uso di
strumenti elettronici ecc.
Altra
obiezione da muovere al Sistema delle Età - ai fini di datazione - è
che le culture (C. Lévi-Strauss) non procedono nel medesimo senso e
con la medesima velocità. L'evoluzione culturale procede, come
l'evoluzione biologica, non linearmente e rassomiglia piuttosto al
cavallo nel gioco degli scacchi: salta, si ferma, può balzare in
avanti o lateralmente, può retrocedere. Esempio: il Sud del Sahara è
passato dalla Pietra al Ferro, direttamente. Ancora: un'età del
Bronzo non è distinguibile presso i popoli precolombiani delle
Americhe, anche se questi utilizzarono rame con stagno; un certo uso
della lega risale al 1000 d.C. in talune zone argentine (W.Bray,
D.Trump). Il gap tra Nuovo e Vecchio Mondo sembra aumentare
se si pensa che l'uso della ruota, accertato pittograficamente in
Mesopotamia nel IV millennio a.C. (ad Uruk, centro sumerico), fu
ignorato nell'America precolombiana, ove paradossalmente sono
rinvenibili giocattoli in terracotta provvisti di ruotine
(Messico).
Il
nodo della questione è che i gaps sono relativi ed
esistono solo in rapporto ad un termine di paragone. I Maya
conoscevano lo zero diversi secoli prima degli abitanti del Vecchio
Mondo. Allora? Qualunque studioso si ponesse dinanzi all'Uomo senza
rispettare una quota di relativismo culturale, rischierebbe
di definire dogmi, da cui discendono pericolose ideologie;
dall'ideologia non discende la scienza bensì il pregiudizio - ivi
compreso quello razziale.
È
bene tener presente tutto questo nell'approcciare la Preistoria -
Protostoria, nell'attesa di una formulazione didatticamente più
convincente del Sistema di Thomsen.
Premesse
storiche -
Significato del Bronzo
La
scoperta e l'utilizzazione del bronzo dovette dare una bella
scrollata all'Europa neoliticamente assopita. Grazie al bronzo venne
a strutturarsi una rete di comunicazioni
insolita:
BISOGNI
- COMMERCIO - CULTURA - BISOGNI
Va
comunque ricordato che l'uso della pietra lavorata perdurò ben oltre
l'età del Bronzo.
Antiche
miniere di stagno erano in Cornovaglia, in Spagna, in Boemia, ecc.
Il rame invece era più diffuso: come l'oro, lo si poteva reperire in
natura anche allo stato puro e non richiedeva estrazione per
fusione. Così possiamo immaginare la via dei metalli come
composta da colonne di formiche che si snodavano dai luoghi
d'estrazione a quelli di lavorazione, smercio, utilizzo.
Con
le merci viaggiano le idee, quindi la cultura.
Un
attivo commercio è dimostrato anche per l'ambra, che non si può
certo definire un bene di prima necessità. Attivo il commercio
incrociato di ceramiche. La tecnologia dei metalli ha dunque fornito
una marcia in più.
Riportiamo
un brano classico di R.Furon sugli eventi che hanno costellato il
periodo postglaciale (olocene):
"In
meno di diecimila anni l'uomo ha scoperto l'agricoltura,
l'allevamento, l'architettura, la scrittura, il rame, il bronzo, il
ferro, l'alluminio, la carrozza, l'automobile, il sottomarino,
l'aereo, l'energia nucleare e
l'astronautica…"
Noi
potremmo aggiungere anche l'inquinamento della
biosfera.
Il
Bronzo in Puglia
L'età
del bronzo è collocabile tra il XVII e XI-X secolo a.c. (F.
Biancofiore). L'antica Puglia è una terra di connessione, una zona
attiva di connessione e scambi tra Sud e Nord Italia, tra Sud Italia
e Oriente, tra Europa continentale e mondo egeo in
particolare.
F.G.
Lo Porto ha magistralmente affrontato nei suoi studi il flusso di
correnti culturali nell'area centromeridionale italiana ed il loro
impatto con le popolazioni appenniniche del Bronzo - c.d. civiltà
appenninica del Rellini -, approfondendo anche il tema delicato
della definizione etnicolinguistica. Anche in questo campo la Puglia
occupa un posto di gran rilievo in base a recenti acquisizioni
archeologiche.
"Tra
la fine del III e l'inizio del II millennio
a.C.
- spiega Lo Porto - la penisola italiana è investita dalle
correnti culturali provenienti dall'area danubiana e dalle civiltà
palafitticole del Nord, dalle influenze occidentali sulla via di
penetrazione del vaso campaniforme e dagli apporti più concreti
delle civiltà protoelladiche ed egeo - anatolico - cipriote, forse
sulla rotta del commercio del rame e stagno."
La
Puglia, da sempre priva di risorse metallifere, importò con
regolarità manufatti in bronzo da zone più ricche solo verso i
secoli XIII e XII a.C. - Bronzo recente e finale, (F. Biancofiore).
In Italia caratterizzano le civiltà del Bronzo, la civiltà
appenninica e la subappenninica.
La
civiltà appenninica è una realtà culturale dell'asse appenninico che
viene contrapposta alla civiltà terramaricola della Valle Padana:
era costituita da comunità pastorali con nomadismo di transumanza
(greggi); comunità bellicose ed organizzate socialmente forse su
clans endogamici, che accentuavano i vincoli di sangue (F.
Biancofiore).
Gente
autoctona passò da una civiltà eneolitica di caccia - pesca tipo
Laterza (Taranto) ad una civiltà basata sulla conduzione di bestiame
armentizio - formato per baratto e razzia. La ceramica della c.
appenninica è peculiare . L'ideologia funeraria appenninica è
espressa dall'ipogeo (come a Laterza).
Dal
carattere mobile della comunità appenninica si passa gradualmente
alla stanzialità sino ai villaggi cintati subappeninici.
Insediamenti subappenninici in Puglia
sono:
· Scoglio
del Tonno (Taranto);
· Porto
Perone (Taranto);
· Torre
Castelluccia (Taranto);
· Coppa
Nevigata (Manfredonia), dove si praticava la metallurgia del bronzo;
· Capo
Colonna (Trani).
Ripostigli
di bronzi sono stati rinvenuti a:
· Manduria
(TA);
· Mottola
(TA);
· Monte
Salete (Grottaglie, TA);
· Reinzano
(Martina Franca, TA);
· Ruvo
(Bari);
· Torre
del Moschetto (Trani).
Dei
bronzi rinvenuti nell'agro tranese residuano sette asce esposte una
volta al Museo "Pigorini" di Roma: si trattava d'asce a margini
rialzati di fattura terramaricola. Anche da Canne (BA) manufatti
simili visibili al Museo Archeologico di Bari. A Capo Colonna
(Trani) era dunque presente un importante insediamento capannicolo
subappenninico: alla base della stratigrafia è probabile un
insediamento appenninico (F. Biancofiore).

Capo
Colonna (Trani): sito archeologico
La
quasi totalità degli insediamenti capannicoli subappenninici ha
avuto cospicue relazioni commerciali con il mondo miceneo tra i
secoli XVI e XII-X a.C. (F. Biancofiore).
L'apogeo
della potenza achea (o micenea) è nel XIV secolo a.C. con una
penetrazione commerciale sia negli stati ittiti (al tempo di
Suppiluliumas - 1380-1340 a.C.), sia in Egitto (sotto Amenofi III -
1405-1370 a.C.).Negli stessi anni viene ipotizzata la diffusione di
un idioma indoeuropeo protoellenico (M. Pallottino) "noto e
certamente comprensibile alle genti della costa apula e
fors'anche sostanzialmente affine" (F.G. Lo Porto). Con il
declino dei regni micenei continentali (caduta di Micene: 1100
a.C.), subentrarono centri micenei insulari (Rodi,
Cipro).
Tali
informazioni sono importanti per comprendere come mai nella
stratigrafia degli insediamenti costieri pugliesi si rilevi una
cospicua presenza di ceramica del Miceneo IIIB sino a IIIC1
(XIII-XII secolo a.C.), per la quale è ipotizzabile la provenienza
da Rodi e Cipro: accanto ai vasi sono presenti idoletti dalla
caratteristica stilizzazione (F.
D'Andria).
Il
sito archeologico di Capo Colonna fu segnalato da F. Gambassini nel
1960: fu identificato un livello antropico ricco di frammenti
ceramici suggestivi dell'età del Bronzo - facies
subappenninica. F.G. Lo Porto (1972) sottopose l'area ad indagine
più sistematica per conto della Soprintendenza Archeologica della
Puglia ed documentò una successione stratigrafica interessante sei
secoli, dal Bronzo antico al Bronzo finale, sino a testimonianze
della prima età del Ferro. Ecco riassunte le tre
fasi:
1.BRONZO:
insediamento
capannicolo a carattere protourbano con ceramica relativa al Miceneo
IIIB e IIIC;
2.PRIMA
ETA' DEL FERRO: piano
pavimentato in terra battuta, costellato di buche atte ad alloggiare
pali di capanne rettangolari (X-IX secolo a.C.); ceramiche
riferibili al protogeometrico iapigio;
3.PROTODAUNIO:
insediamento con successive ondate abitative (?) (intorno all'VII
secolo a.C.).
Ulteriori
scavi furono compiuti nel 1980 sul lato occidentale del
Monastero
S. Maria di Colonna,
che hanno confermato i precedenti rilievi. Da allora, speriamo di
essere presto smentiti, gli scavi risultano inspiegabilmente fermi,
con grave danno culturale e turistico. Anzi si segnala che anni fa
qualcuno stava per spianare con mezzi pesanti lo spiazzo laterale
rispetto al Monastero (per farne un parcheggio?). L'asse costiero
Trani-Biscegli-Bari, che altrove ha subito pesantemente la presenza
e manipolazione umane nonché fenomeni di edificazione selvaggia,
potrebbe risultare intoccato solo qui, nelle adiacenze del
Monastero: la importanza del sito risiede nella ipotesi che esso
potrebbe risultare "esente" da interventi posteriori che hanno
sovvertito ovunque l'asse costiero.
A
noi interessa della stratigrafia la prima fase legata alla civiltà
subapppenninica. Espressione dell'ideologia funeraria delle comunità
subappenniniche sono infatti i sepolcri dolmenici a tumulo. Il che
ci ricollega al megalitismo europeo e quindi mediterraneo. L'idea
della tomba a deposizione plurima era già presente, come si è detto,
nei gruppi eneolitici di Laterza, dai quali trapassò presso le
comunità pastorali appenniniche (ipogei collettivi).
Il
processo di urbanizzazione delle etnìe pastorali appenniniche portò
le genti a trasformarsi in agricoltori sedentari e sorse l'idea del
monumento funerario collettivo riservato ai membri del
ghenos. C'è una evidenza topografica tra insediamenti
francamente subappenninici e tombe a galleria (in francese Allée
Couvert; in inglese Long-Barrow).
|
INSEDIAMENTI |
TOMBE
A GALLERIA |
|
Capo
Colonna di Trani +
asse Bisceglie - Bari
|
Santeramo-Trani
(distrutto!!) / Dolmen Chianca, Albarosa, di Frisari
Bisceglie, dei Paladini (Colonnelle-Corato)
|
|
Contrada
Fontane di Terlizzi |
Dolmen
S. Silvestro - Giovinazzo |
|
Monticelli |
D.
Fasano - Ostuni |
|
Mar
Piccolo (Taranto) |
D.Leucaspide
e Statte |
Dunque
fu unica la gente che visse le coste pugliesi ed eresse i
monumenti megalitici, riecheggiando nel Bronzo quel fenomeno
architettonico noto all'Occidente europeo già da epoca neolitica
(IV-II millennio a.C.).
Salvare
questo patrimonio storico di valore inestimabile è urgente. Il
Dolmen di Trani in agro di Santeramo, fu distrutto e ridotto a
massicciata dal proprietario (impunito). Il piccolo e tozzo Menhir
di Molfetta è scomparso dal ciglio della SS. 16 tra Bisceglie e
Molfetta. Vandalismi sono stati segnalati in più siti e due episodi
di questi hanno avuto per oggetto il c.d. Dolmen della Chianca,
citato tra i principali al mondo da cataloghi autorevoli come quelli
sull'argomento stilati dalla Sampò (1990) e da Balfour (1992).
Dunque non c'è molto tempo per recuperare tale dimensione della
cultura europea. I censimenti sul territorio richiedono passione e
tempo e destano anche ostilità e
diffidenza.
Da
queste pagine chiediamo un aiuto specifico a censire con schede
aggiornate la situazione dei monumenti megalitici in Puglia. Se
potete, inviateci foto, luogo di reperimento con accesso,
descrizione strutturale attuale con misure attuali dei lastroni
litici (per compararle con dati già rilevati negli anni ottanta).
Intendiamo aprire una pagina specifica con schede specifiche per
ogni monumento. Almeno salveremo nel virtuale il reale.
n
(a.m.)
A
sinistra Dolmen della Chianca a Bisceglie (Bari). Il Dolmen,
splendido esempio citato dalla letteratura straniera e meta
turistica, ha subito gravi insulti e danni a più riprese (dagli anni
novanta): picconate, spray di vernice ecc.
Sotto
Dolmen di Cisternino-Montalbano (Brindisi). Non è neanche recintato
come quello della Chianca e versa in condizioni critiche.

Sotto
è visibile l'imponente struttura dolmenica del Dolmen di Giovinazzo
o S.Silvestro. Qui l'area è protetta da adeguata recinzione ma,
essendo priva di custodia umana, risulta inaccessibile ai
turisti.