..... megalitismo

Introduzione.
Mentre ero in visita ai templi preistorici di Malta (1976), più precisamente a Ggantija,
percepii un cielo di pietre incombenti che mi fissavano dall'alto di dieci metri e di cinquemila anni di storia.
Fu lì che scattò il rispetto e l'interesse per le pietre e provai gran rispetto e gratitudine per gli uomini
che avevano eretto quel tramite tra terra e cielo.
Qualcuno la chiama la sindrome di Stendhal.
Non credo si tratti di malattia sino a quando la passione non viola la libertà altrui e propria. Comunque sia, fui costretto a riprendere contatto brusco con la realtà a causa dell'esclamazione annoiata di una turista (purtroppo da me conosciuta) che suonava all'incirca così: "Mah! Pietre...Pietre... ne abbiamo tante nelle cave..."

C'è un mito polinesiano sulle Pietre, come ci viene descritto dal padre dell'antropologia inglese Sir James G. Frazer (1915):

"All'inizio il cielo e la terra erano vicinissimi e la prima coppia umana della terra riceveva dal Dio del cielo doni, e tramite questi, conoscenza: ogni cosa veniva calata dal cielo appesa ad una corda. Un giorno Dio calò con la corda una Pietra ma essa non fu gradita dagli uomini. Allora Dio calò una banana e loro la accettarono. Si sentì una voce tuonare: - Poiché avete scelto la banana, la vostra vita sarà come la vita di questo frutto. Se aveste scelto la Pietra, la vostra vita sarebbe stata come l'esistenza della Pietra, immutabile e immortale -".

L'uomo si è sempre rapportato con le pietre e le pietre ne hanno scandito il Tempo filogenetico, ontogenetico e storico. Le Pietre-utensili ci ricordano la pietra greggia: quale simbolo migliore della Terra- Madre? Lavorazioni casuali e studiate della pietra greggia hanno aiutato la sussistenza del singolo e la sopravvivenza della specie umana. Scene pittoriche di vigorosa bellezza sono giunte fino a noi dal Paleolitico a raccontarci qualcosa della vita quotidiana di allora. Già Sigmund Freud (e prima di lui Reinach) aveva letto il senso di quelle scene di caccia in senso magico-rituale: non "arte per arte" ma la espressione pittorica del pensiero magico di chi, pauroso del futuro, cerca di anticiparlo e cerca di piegare quel futuro ai propri bisogni e di renderlo positivo ad ogni costo. L'onnipotenza è il "rovescio della medaglia" di quella paura esistenziale che tuttora ci rende simili ai nostri progenitori. Si pensi al significato psicologico delle impronte di mani (in positivo e in negativo) presenti sulle pareti di caverne: non è difficile osservare qualcosa di simile nei giochi grafici tra i tre e i cinque anni di vita dei nostri bambini. Un'identificazione che porta in sé il germe della manipolazione del mondo: ancora una volta onnipotenza e piccolezza formano una coppia inscindibile di opposti - in senso junghiano.

Antropologia: tra Cultura e Psiche. Con le pietre si manipolava il mondo circostante: si edificava, si tagliava, si triturava, si predava, si seppellivano e trattenevano nell'aldilà i defunti (perché non ritornassero minacciosamente tra i vivi); alle pietre ci si rivolgeva magicamente soprattutto se esse erano piovute dal cielo (meteoriti); si erigevano quali stabili legami tra il basso e l'alto, tra terra e cielo o forse per penetrare fallicamente la terra generatrice di frutti (es. i menhir). Già il Gervasio all'inizio del secolo notava come i contadini pugliesi continuano a conficcare verticalmente pietre dopo l'aratura o per delimitare un campo: solo un caso?

Non è un caso che la psicoanalisi, già dagli albori, si sia trovata ad affrontare temi antropologici solo apparentemente distanti dallo studio del singolo. Freud, affascinato dalla linea evolutiva magia>>>religione>>>scienza, esposta da J.G.Frazer (in Totemism and Exogamy, 1910) ed ora rivisitabile, si spinse a scrivere Totem e Tabù (1912-13).

Carl Gustav Jung maturò negli stessi anni una visione universale che travalicava il concetto di "segno - simbolo" e ciò suscitò il conflitto relazionale Jung - Freud che aprì prospettive inattese agli studi psicodinamici. Jung affondò l'analisi del singolo nella collettività riconoscendo, oltre l'inconscio personale, l'inconscio trans-personale, collettivo: oggi si hanno fondati motivi per ritenere che la base biologica dell'inconscio collettivo risieda nel patrimonio genetico di specie, che ricapitola filogenesi ed ontogenesi.

Cultura (fattori genetici e acquisiti). La cultura, alla luce della teoria della informazione, può essere definita un sistema extra-genetico di informazioni, che è suscettibile di diffusione orizzontale (intra-generazionale) e verticale (inter-generazionale): si pensi alla "trasmissione di cultura" osservata tra scimmie giapponesi del genere Macacus , che hanno appreso a lavare in acqua di mare le patate dolci onde insaporirle; si pensi alla "tradizione orale" nelle culture prive di scrittura (miti, fiabe ecc.) ed alla "tradizione scritta". La cultura è un sistema dai confini instabili e può evolversi, involversi, decadere, sparire come gli aggregati sociali che la esprimono. Il sistema di informazioni genetiche di una specie biologica è capace sì solo di diffusione verticale ma è tendenzialmente assai stabile nel tempo. Il tempo biologico è diverso da quello culturale.

Alla evoluzione biologica dunque si affianca parallela e storica la evoluzione culturale: due sistemi a stabilità diversa che l'antropologo ed epistemologo Gregory Bateson definì "mentali" e che riconoscono entrambi fattori "conservativi" (c.d processi stocastici convergenti) e fattori non-conservativi, casuali, creativi, innovativi (c.d. processi stocastici divergenti). Così l'evoluzione di una specie presenta una certa immutabilità (invarianza, come scriveva J. Monod), cioè una certa costanza di informazioni per cui il sig. Rossi di Milano rassomiglia al Giulio Cesare dell'antica Roma; e dispone di una creatività (nuove informazioni) costituita dalle mutazioni genetiche ecc. che rendono il sig. Rossi "imparentato" ma assai diverso dall'Uomo di Neanderthal.

La Natura è letta da Bateson come una "grande mente" (sistema) risultante da due processi stocastici (pagg. 200, 232-4): l' apprendimento (operante a livello di singolo organismo interagente con l'ambiente) e l' evoluzione (a livello di popolazione di individui, le specie): tali processi stocastici sono divergenti (casuali, innovativi, creativi) ma frenati da processi convergenti, conservativi (es. la evoluzione biologica dalla selezione naturale, l'apprendimento da preferenza/rinforzo ecc.).

E' interessante notare che K.R. Popper si avvicina a questa idea di circolarità nella evoluzione e si contrappone alla visione di una selezione naturale "coatta" tipo "Nature, red in tooth and claw" ("natura rosso-sangue, con denti e artigli"), notando che Darwin era influenzato dalle visioni pessimistiche di Malthus. Nei passi citati ed in altri, la epistemologia popperiana è sovrapponibile a quella batesoniana (entrambi gli AA. si ignorano bibliograficamente).

In definitiva vogliamo dire che "vecchio" e "nuovo" interagiscono in un sistema che si adatta all'ambiente: e sia la evoluzione biologica sia la evoluzione culturale riconoscono entrambi processi stocastici (v. pag. 303 di Bateson). Anche Claude Levi-Strauss ebbe a dire che la evoluzione culturale ricorda le mosse del cavallo nel gioco degli scacchi: il cavallo può procedere in ogni direzione, dunque non sempre "in avanti".

La cultura si esprime con atti e comportamenti osservabili. Vi sono fenomeni praticamente iscritti nel codice genetico e pertanto osservabili in ogni popolazione umana: la Scuola di Irenaus Eibl-Eibesfeldt (allievo di Konrad Lorentz) ha praticamente individuato una grammatica universale di micro- e macro-comportamenti a livello di sistemi culturali: si pensi alle espressioni emotive di minaccia e di essere-minacciato, alla mimica del volto, al sorriso ed apertura del viso e degli arti o alla contrazione e chiusura ecc. Tale universalità accomuna un individuo Yanomami ed uno di New York. Tale universalità si è evoluta geneticamente: infatti l grooming per esempio, che tra i primati si esprime con lo spidocchiamento reciproco, è imparentato allo stroking umano descritto da Eric Berne e Claude Steiner.

Sulla base di tali considerazioni si può asserire che, in ogni comportamento umano osservato, vi è un vero e proprio continuum, ai cui estremi si collocano da un lato fattori genetico-costituzionali e dall'altro fattori ambientali. Il continuum unisce e non divide le svariate discipline che si interessano dell'Uomo e della cultura (genetica, antropologia fisica, etologia umana, psicologia, psichiatria, antropologia culturale, archeologia, etnologia, sociologia). Sempre più occorrono nella ricerca il lavoro di equipe ed una dotazione comune di linguaggio epistemologico. Il concetto di continuum è secondo noi un approccio con basi epistemologiche più sicure: non a caso di continuum si parla in diagnostica psichiatrica, in biologia ecc.

Non sempre è facile collocare un fenomeno sul continuum (è "prevalentente genetico?", è "prevalentemente acquisito?").

Prendiamo il caso del grooming-stroking . Se è agevole risalire al comune patrimonio genetico di base nel definire una discendenza tra i due fenomeni legati alla reciprocità sociale ed attaccamento, basta passare alla c.d. economia delle carezze (strokes economy) per dover differenziare tra le modalità di stroking: così il self-stroking (auto-carezzamento) ha una base universale e pertinente a più specie ma le modalità di chiedere, accogliere, rifiutare, distorcere carezze (= strokes = unità di reciprocità sociale) appaiono apprese e quindi culturali, come da anni suggerisce l'analisi transazionale.

Il fenomeno culturale delle Pietre è un esempio assai complesso da collocare sul continuum. Il rapporto con le Pietre sembra nell'Uomo suggestivo sia di fattori genetici che di fattori acquisiti. Qui il "vecchio" e "nuovo", il comportamento genetico e quello squisitamente culturale (acquisito, appreso e tramandato) si mescolano talora in maniera chiara, talora in maniera inestricabile e non chiara. Fenomeni comuni a culture distanti (p.e. megalitismo in Centro-Sudamerica e in Europa, opere litiche dell'isola di Pasqua ecc.) - mai in documentabile contatto storico reciproco - hanno stimolato negli studiosi e no o sospette disattenzioni o eccessive attenzioni. Circolano tuttora molte fantasie e poche ipotesi. E' sufficiente consultare letteratura per frenare impeti fantasiosi. Qui preme sottolineare che nella "infanzia" della evoluzione culturale dell'Uomo sono ipotizzabili come prevalenti i medesimi meccanismi psichici di difesa che, a livello di sviluppo del singolo individuo, in psichiatria sono chiamati di "basso livello" ("basso" ha connotazione psicoevolutiva, non di dispregio): identificazione introiettiva-proiettiva, idealizzazione primitiva, negazione, onnipotenza. Ne abbiamo citato alcuni a proposito dell'uso delle pietre nel Paleolitico: l'onnipotenza (positiva e negativa) è alla base del pensiero magico e vagheggia la manipolazione dell'ambiente; probabilmente al fondo delle visioni animistiche vi è una proiezione massiccia e parcellare di quella idea centrale di "deità" che Jung poneva come archetipica. Pietre non lavorate, alla pari di altri elementi dello scenario naturale, sono state (e sono tuttora nel mondo presso popolazioni a "contatto di natura") investite di proiezioni. Se la pietra viene anche lavorata, l'investimento è anche maggiore. La Pietra, immutabile di per sé, lavorabile solo a costo di fatica, è ubiquitaria nel mondo naturale e culturale: un rapporto antico nato con l'alba della umanità, se già talune scimmie usano giocarvi per strutturare il tempo. La Pietra è soggetto ed oggetto dell'ambiente.

Abbiamo di nuovo citato il pensiero magico e la magia. Gregory Bateson ha ribaltato l'idea di Frazer magia ® religione ed asserisce, nel volume scritto con la figlia, che dalla religione discende la magia: religione ® magìa : la religione avrebbe una finalità introvertita (=cambiare Sé) mentre la magìa ha una finalità extravertita (= cambiare il mondo). In realtà, noi sappiamo che

la comunicazione è sempre circolare

e che

il Sé è intersoggettivo

(= il Sé, diciamo così, si forma solo se un individuo viene esposto alla relazione con gli Altri, i conspecifici). Cioè:

Sé <=> Mondo esterno/Altri

Dunque si può integrare circolarmente quanto espresso da Frazer e Bateson e, nel contempo, supporre che il meccanismo psichico necessario alla interiorizzazione e esteriorizzazione sia la identificazione introiettiva-proiettiva (Miglionico A., Novellino M., 1993)

 RELIGIONE

<=

Sé <=> Mondo est./Altri

=>

MAGIA

 

Tali meccanismi circolari (come ogni atto comunicativo) sono stati all'origine anche del c.d. Culto delle Veneri, presente in Europa nel Paleolitico: in pietra o altro materiale duro vennero rappresentate nel periodo aurignaciano-gravettiano delle Veneri che in realtà sono simbolo di fertilità della natura. La Terra fertile e fruttifera è incarnata in donne dall'aspetto pletorico, con chiaro aspetto di obesità ginoide e grandi mammelle: la donna -madre, la Madre-Terra; l'archetipo junghiano corrispondente è la Grande Madre.

 

In alto: a sin.: Venere di Willendorf (Austria), al centro Venere di Lespugue (Francia), a dx: Venere di Parabita (Lecce-Italia)

 

La Venere di Malta, in terracotta, che risale al Neolitico (tempio di Hagar Qim: 3600-3300 a.C. - in disegno, sotto) si ricollega direttamente alla centralità della figura femminile durante il Neolitico: la donna come generatrice di vita, come asserisce Veronica Veen (1992), ha influenzato a Malta dal 5500 al 2500 a.C. la forma dei templi (vedi comparazione grafica, sotto a sin. e dx Tarxien) ma anche delle tombe destinate alla ri-nascita dei morti ("the Tomb as Womb", la tomba come un utero; ingressi trilitici come orifizi vaginali); la donna come potente sacerdotessa dei riti è rappresentata dalle c.d. Fat Ladies.

 

 

Dunque tutte le "Veneri" sono caratterizzate dal rilievo particolare attribuito a petto e fianchi e tutte appaiono legate al culto della maternità, fertilità e abbondanza. Grande-Madre e Madre-Terra: dalla terra nasce la vita ed alla terra sono resi i defunti in una circolarità cosmica. La storia delle Pietre "parlanti" è un tema non del tutto risolto. Una consolazione per chi, come noi, crede al dialogo con il passato per impostare il futuro. Perché le Pietre costituiscono lo scheletro della gens che ha abitato, abita ed abiterà in Europa, in Italia, in Puglia.

Noi in queste pagine proveremo ad informare e riflettere su di una particolare cultura, quella delle grandi pietre, la cultura megalitica, che ha caratterizzato la vita dell'Europa dal Neolitico al Bronzo. L'intendimento non è scientifico, in quanto non siamo archeologi: da uomini di cultura e cittadini europei vogliamo contribuire a salvare il più possibile questa essenziale architettura preistorica, spesso dimenticata e sottoposta a degrado o a veri danneggiamenti.

I templi maltesi, costruzioni veramente grandiose, hanno anticipato di alcuni secoli le prime piramidi egiziane. E questo ha fatto cadere il dogma del secolo scorso che voleva la diffusione in Europa della civiltà dall'Egitto e dall'Oriente ( la teoria "ex Oriente lux" tanto caldeggiata dallo svedese Oscar Montelius nel 1899).

Se non ho convinto il lettore paziente sin qui, temo che quella turista in visita a Malta non si ricrederà mai più.

© Achille Miglionico

(psichiatra ed analista transazionale)

 

L'Età Del Bronzo

Il Megalitismo in Europa e in Puglia

 

 

Riferimenti bibliografici utili

BATTESTI T., SCHUBNEL H.J., La Pierre et l'Homme, Museum National d'Historie Naturelle, Paris, 1987.

BATESON G., Mente e Natura, Adelphi ed., Milano, 1984(1979).

BATESON G. & BATESON M.C., Dove gli angeli esitano: verso una epistemologia del sacro, Adelphi ed., Milano, 1989 (1979).

FRAZER J.G., Il ramo d'oro, Boringhieri ed., 1965

FREYN-ROHN L., Da Freud a Jung, Cortina ed., Milano, 1984.

FURON R., Manuale di Preistoria, PBE, 1961.

GERVASIO M., I dolmen e la civiltà del Bronzo nelle Puglie, Vecchi ed. Trani, Bari, 1915.

JESI F., Il linguaggio delle pietre, Rizzoli ed., Milano, 1978.

JUNG C.G., L'uomo ed i suoi simboli, Casini ed., Firenze - Roma, 1967.

SAMUELS A. et al., Dizionario di Psicologia Analitica, Cortina ed., Milano, 1987.

SCOTT PECK M., Il cammino delle antiche pietre, Frassinelli ed., 1996.

VEEN V., The Goddess of Malta, Inanna-Fia Publication, 1992

Le Musée de l'Homme, Ouest France, Rennes, 1982.

 Chefs-D'Oeuvre du Musée de l'Homme, Imprimerie Louis-Jean, 1987.

 

 

L'affascinante e rigoroso volume del Gervasio (1915), riportato in bibliografia,è presente nella Biblioteca Comunale di Trani. Si ringrazia il direttore dr. Mario Schiralli per la consueta disponibilità a fornire materiale ed a collaborare nella verifica dei testi.

Le altre opere citate in bibliografia al presente sito web, anche nelle pagine successive, appartengono alla biblioteca dell'Istituto SIEB